Attendere una sentenza per anni può ipotecare la tua salute, il benessere, la speranza. Per chi non si trova in questa situazione, tutto ciò non significa nulla. Ma per noi, è come se qualcun altro possedesse la nostra vita. La decisione possiede la tua vita.
Le parole di A., raccolte in una videointervista proiettata durante il convegno Gli anni dell’attesa, hanno aperto uno squarcio sulla realtà di moltissime persone migranti in Italia. La sua testimonianza – un racconto di ostacoli invisibili ma potentissimi, come i ritardi burocratici, le prassi opache, l’assenza di ascolto –ricorda che ogni passaggio amministrativo può segnare un’intera esistenza.
Ho lavorato per diverse persone che sapevano che senza documenti non avevo difese. Mi hanno fatto lavorare per molti mesi, pagandomi poco perché sapevano che mentre aspetto la risposta del Tribunale non ho il controllo della mia vita; le decisioni sulla mia vita non dipendono da me. E l’attesa può distruggere tutto.
Il convegno, organizzato da ASGI e articolato in due giornate (14 e 24 marzo 2025) presso il Polo del ‘900 di Torino, ha messo al centro l’impatto dell’attesa sul benessere psicologico, giuridico e sociale delle persone migranti, con particolare attenzione ai minori stranieri non accompagnati.
In sala erano presenti avvocati, magistrati, operatori dell’accoglienza, funzionari delle Commissioni Territoriali, medici, psicologi, rappresentanti del mondo dell’associazionismo e tutori volontari. Durante le due giornate, oltre 300 persone ci hanno seguito in presenza e online.
La prima giornata si è aperta con la proiezione del docu-film Wake Up on Mars, alla presenza della regista, Dea Gjinovci, dedicato alla cosiddetta sindrome della rassegnazione. A partire da queste immagini, la discussione si è concentrata sull’effetto destabilizzante del tempo sospeso: l’attesa come luogo di delegittimazione e sofferenza psichica, come sottolineato dalla stessa Dea Gjinovici e dallo psicoterapeuta Roberto Bertolino. Mentre i contributi di Fabrizio Alessandria, Giudice della Sezione Specializzata del Tribunale ordinario di Torino, e di Carmen Mecca, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Torino, hanno evidenziato le lacune sistemiche nei tempi di riconoscimento dei diritti.
La seconda giornata, dedicata al tema “Minori stranieri non accompagnati: questioni aperte tra giurisprudenza e prassi”, è stata aperta proprio dalla videointervista ad A., che ha innescato una riflessione giuridica e operativa. Giuristi, operatori e funzionari hanno discusso le incongruenze tra la normativa e la sua applicazione quotidiana: dai limiti nell’accertamento dell’età, ai ritardi che ostacolano l’accesso al prosieguo amministrativo, fino all’impatto che tutto ciò ha sulla possibilità dei minori di immaginare un futuro diverso. Sono intervenuti Umberto Scotti, consigliere presso la Corte di Cassazione, Erminia Rizzi, socia ASGI e operatrice legale, già giudice onorario presso Tribunale per i Minorenni di Bari, Roberta Collidà, consigliera Corte d’Appello di Torino, Roberta Tumiatti, socia ASGI, educatrice professionale e operatrice legale.


