Condannato il comune di Bolgare per la supertassa sull’idoneità alloggiativa.

Il Tribunale di Bergamo: è discriminatoria. Accolto il ricorso presentato da CGIL Bergamo, ASGI e Cooperativa RUAH insieme a 3 cittadini stranieri residenti a Bolgare. Il Comune dovrà rimuovere la delibera e restituire la differenza rispetto all’importo precedente. Il Ministero dell’Interno ha sollecitato un’ispezione.

Il Tribunale di Bergamo ha dichiarato discriminatoria la delibera comunale n. 6/2014 approvata il 15 gennaio scorso con cui i diritti di segreteria per il rilascio di un certificato per idoneità alloggiativa venivano aumentati a cinquecento euro perché ha comportato “uno svantaggio a carico di tutti gli stranieri che intendono risiedere nel Comune di Bolgare, chiedendo agli stessi un importo sproporzionato e ingiustificato per il rilascio del certificato di idoneità alloggiativa”.

Il Giudice ha pertanto condannato il Comune a “porre fine alla condotta discriminatoria, ovvero, al fine di rimuovere le accertate discriminazioni, a revocare la delibera in oggetto, restituendo, in qualità di risarcimento in forma specifica, la somma di € 350 a tutti gli stranieri che abbiano versato suddetto importo al Comune nel periodo di validità della delibera”, provvedendo altresì alla pubblicazione del provvedimento sull’Eco di Bergamo e sulla home page del sito del comune.

Il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto il carattere discriminatorio di quello che era stato uno dei provvedimenti discriminatori più eclatanti visti negli ultimi anni in provincia di Bergamo, dove si era tentata un’operazione di tassazione punitiva su base etnica con il pretesto di far fronte ad alcuni episodi di cronaca che nella zona avevano visti coinvolti cittadini stranieri.” dichiarano gli avv.ti Alberto Guariso e Marta Lavanna dell’ASGI, che hanno seguito il ricorso presentato da CGIL Bergamo, Cooperativa RUAH insieme a 3 cittadini stranieri residenti a Bolgare .

Rendendo oltremodo costoso un certificato che per gli stranieri è necessario per l’esercizio di diritti fondamentali (quali la stipula del contratto di soggiorno, la richiesta di carta di soggiorno per i familiari e la richiesta di nulla osta per il ricongiungimento familiare), di fatto si voleva spingerli a chiedere la residenza in altri comuni. Pur non essendo un certificato riservato agli stranieri, infatti, non risulta alcuna ipotesi in cui sia necessario agli italiani, rendendo così il provvedimento del tutto mirato.” concludono gli avvocati.

Nella delibera, inoltre, il certificato è stato erroneamente indicato come documento necessario addirittura per l’iscrizione anagrafica (come noto, invece, non soggetta ad alcuna certificazione), così che, pochi giorni fa, il Ministero ha sollecitato alla Prefettura di Bergamo un’ispezione sul punto.

Ordinanza: Tribunale di Bergamo, 6.8.2014, est. Carli, ASGI +5 (avv.ti Guariso e Lavanna) c. Comune di Bolgare (avv. Martinelli)

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