Vigevano si adegua alla decisione del Tribunale ma altrove continua la “battaglia dei documenti”

L’amministrazione del Comune di Vigevano dà esecuzione all’ordinanza del Tribunale di Milano: ripristinata la parità di trattamento tra italiani e stranieri nell’accesso alle prestazioni.

Nella seduta del 17 aprile, la Giunta comunale di Vigevano ha approvato la delibera n.96 con la quale ha revocato la precedente (n. 51 del 13.3.2015) che imponeva requisiti discriminatori per i soli stranieri extra UE nell’accesso alle prestazioni sociali agevolate.

Dal 17 aprile dunque, per effetto del ricorso proposto da ASGI e APN con il sostegno delle associazioni locali,  anche gli stranieri residenti in Vigevano possono accedere alle prestazioni sulla base dell’indicatore ISEE senza sobbarcarsi l’onere (spesso di impossibile adempimento) di documentazione del paese di origine.

Da rilevare, nella delibera, il curioso artificio giuridico secondo il quale, in caso di accoglimento dell’appello proposto dal Comune di Lodi contro la decisione che riguarda quella amministrazione, l’amministrazione di Vigevano “nell’ esercizio del suo potere di autotutela si riserva di riadottare la delibera 15/15” , cioè quella che il Giudice ha ordinato di rimuovere: senza considerare che, indipendentemente dall’esito del processo di Lodi, l’ordine del Tribunale nei confronti di Vigevano  è ormai passato in giudicato e continuerà quindi a esplicare i suoi effetti preclusivi di un ritorno al comportamento discriminatorio.

Resta inoltre aperta la questione di quanti in passato si erano visti attribuire la quota massima di partecipazione ad alcune prestazioni (ad es. mensa e trasporto scolastici) a causa della asserita “carenza documentale” e ai quali ora andrebbe restituita la somma pagata in eccesso visto che, come accertato dal giudice nel dichiarare illegittima e discriminatoria la delibera 51/15,  l’obbligo di presentare documenti aggiuntivi non sussisteva e dunque lo straniero avrebbe dovuto essere collocato nella classe di reddito risultante dal suo ISEE.

Sebbene le vittorie di Lodi  e Vigevano  facciano tirare un sospiro di sollievo nella “battaglia dei documenti”, la questione rimane aperta, oltre che per il reddito di cittadinanza, anche per altre amministrazioni che insistono nella richiesta di “documenti del paese di origine”  con traduzione e autenticazione della autorità consolare italiana nel paese.

A Sesto San Giovanni (MI)  ad esempio, il bando comunale  per l’assegnazione alloggi ERP del 16.10.2018 prevede requisiti documentali ancora più restrittivi di quelli previsti dallo stesso regolamento regionale ERP e include nell’obbligo persino i cittadini dell’Unione. In forza del bando, il Comune ha avviato procedimenti di cancellazione dalla graduatoria di decine di stranieri oltre,  addirittura, a  procedimenti di rilascio dell’alloggio per stranieri già assegnatari  che non producono i documenti richiesti.

Anche i Comuni del sud Milano (ASSEMI) avevano assunto collettivamente  una delibera “come Lodi” poi sospesa “in attesa di chiarimenti” a seguito di un intervento di ASGI e in prospettiva di una definitiva revoca,  che però, al momento, non è stata ancora adottata.

Il servizio antidiscriminazione e i soci ASGI restano quindi impegnati in una azione di monitoraggio del comportamento dei Comuni e nella predisposizione, ove possibile, di azioni giudiziarie che garantiscano la parità di trattamento del migrante nei procedimenti amministrativi, come prevista dall’art. 2, comma 5 TU immigrazione.

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