Tecnologie per il controllo delle frontiere in Italia

È online la ricerca di Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights sulle tecnologie biometriche per identificare e controllare le frontiere italiane. Volti, impronte digitali, palmi delle mani: il viaggio dei dati biometrici dei migranti parte dall’Italia e arriva a Strasburgo, dove ha sede il database Eurodac.

I principali risultati della ricerca sono quattro:

1. La criminalizzazione della persona migrante, rifugiata o richiedente asilo è inscritta nell’infrastruttura tecnologica italiana

2. I migranti, rifugiati e richiedenti asilo effettuano un vero e proprio baratto dei loro dati personali e biometrici in cambio di accoglienza

3. La gestione e il controllo dei flussi migratori in Europa non passa più solo attraverso le politiche dei flussi o il mero controllo delle frontiere

4. Il riconoscimento facciale usato in Italia nelle attività di indagine rischia di avere già conseguenze più gravi su migranti e richiedenti asilo

Negli ultimi anni la datificazione della società attraverso la raccolta indiscriminata di dati personali e l’estrazione di informazioni (e di valore) relative al comportamento e alle attività svolte da ognuno di noi sono il tema centrale di ricerca, analisi e advocacy dell’associazione. Siamo convinti infatti che vada messa in dubbio non solo la tecnologia digitale creata al presunto scopo di favorire il progresso o di dare una risposta oggettiva a fenomeni sociali complessi, ma anche il concetto di tecnologia come neutra e con pressoché simili ripercussioni su tutti gli individui della società. È importante a nostro parere che qualunque discorso sulla tecnologia racchiuda in sé una più ampia riflessione politica e sociologica, che cerchi di cogliere la differenza tra chi agisce la tecnologia e chi la subisce.

La ricerca è stata svolta nell’ambito del progetto proTECHt migrants con il sostegno di Privacy International.


Photo by Tobias Tullius on Unsplash

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