Rilascio del permesso di soggiorno al coniuge straniero dello stesso sesso

di Walter Citti

A seguito dell’emanazione della Circolare del Ministero dell’Interno del 7 ottobre 2014 “Trascrizione nei registri dello stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero” e del dibattito che ne e’ seguito si segnala la seguente nota a cura di Walter Citti.

“Meritano alcune precisazioni e riflessioni le vicende legate alle coppie nazionalmente miste formate da persone dello stesso sesso, unitesi in matrimonio nei Paesi ove tale istituto è stato esteso anche alle coppie omosessuali, e che hanno stabilito la loro residenza nella nostra regione.(FVG, ndr)
Innanzitutto va precisato che il rilascio dell’autorizzazione al soggiorno del cittadino di Paese terzo non costituisce affatto una scelta discrezionale da parte degli Uffici immigrazione delle Questure, come lascerebbe invece intendere l’annuncio di interrogazioni parlamentari, bensì un atto dovuto derivante dal rispetto di precise norme di legge, a sua volta espressione di obblighi a livello europeo.

Con la “legge europea 2013” (L.n. 97/13), il legislatore italiano ha emendato la normativa di recepimento e attuazione della direttiva europea sulla libera circolazione e soggiorno dei cittadini Ue e dei loro familiari. Le nuove disposizioni hanno esteso il diritto alla libera circolazione e al soggiorno anche al partner con cui il cittadino dell’Unione europea abbia una stabile relazione attestata da documentazione ufficiale, con conseguente rilascio della carta di soggiorno di familiare di cittadino Ue, nel caso in cui il primo sia cittadino di un Paese terzo.

Le nuove disposizioni sono state introdotte solo dopo che la Commissione europea aveva avviato nel 2011 una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per mancato adempimento della direttiva europea in materia di libera circolazione. Il mancato riconoscimento del diritto al soggiorno del cittadino di Paese terzo, coniuge o partner dello stesso sesso del cittadino dell’Unione, costituiva un obiettivo ostacolo alla libera circolazione delle persone nello spazio comune europeo.

Oltretutto, la lacuna normativa determinava una violazione del diritto fondamentale spettante a ciascuna persona a vivere liberamente una relazione di coppia, senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale, quale parte integrante del diritto al rispetto della vita personale e familiare, così come nel frattempo riconosciuto tanto dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo (sentenza Schalk and Kopf v. Austria del 24 giugno 2010) quanto dalla stessa Corte costituzionale italiana (sentenza n. 138/2010).

La norma di cui alla “legge europea 2013″ costituisce pertanto un passo in avanti verso il riconoscimento del diritto di ciascuna persona a vivere liberamente la propria relazione di coppia senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale. Nel nostro Paese, tuttavia, tale riconoscimento è allo stato attuale ancora del tutto insufficiente, mancando una legislazione sulle unioni civili che il Parlamento deve adottare urgentemente, come la Corte costituzionale ha nuovamente ricordato con la recente sentenza n. 170/2014.

La questione della trascrizione degli atti di matrimonio contratti all’estero da coppie formate da persone dello stesso sesso rivela l’insostenibilità dell’attuale situazione italiana. I Comuni sono infatti chiamati ad applicare una normativa che secondo le direttive del ministero dell’Interno e l’interpretazione finora seguita dalla Cassazione (sentenza n. 4184/2012) impedirebbe tale trascrizione; normativa che, tuttavia, in mancanza di alcun organico riconoscimento giuridico delle stabili relazioni all’interno di una coppia omosessuale che tuteli adeguatamente diritti e obblighi della coppia medesima, si espone al possibile se non probabile giudizio di incostituzionalità.

Sono tuttora pendenti dinanzi alla Corte europea di Strasburgo sei ricorsi riguardanti il rifiuto delle autorità italiane di registrare matrimoni omosessuali contratti all’estero e l’impossibilità delle coppie formate da persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio in Italia o ad avere accesso ad altre modalità di unioni civili. Sarebbe auspicabile che il Parlamento italiano adottasse una legislazione sulle unioni civili non solo a seguito delle condanne e delle pressioni provenienti dagli organismi e delle corti europee, quanto piuttosto di un’acquisita maturità della sua società civile e politica verso i diritti civili della persona a vivere liberamente le proprie relazioni personali e familiari in un’ottica di uguaglianza e non discriminazione”.

Walter Citti, componente dell’Ufficio regionale del Garante per i diritti della persona con funzione di garanzia per le persone a rischio di discriminazione, regione FVG

Fonte : Consiglio regionale del FVG

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