Report delle Nazioni Unite: si rivedano le politiche che alimentano i trasferimenti in Libia

Il segretario generale ribadisce che la Libia non è un luogo sicuro per migranti e rifugiati richiamando gli Stati Membri a rivedere le proprie politiche di collaborazione con la Libia.

Il report del segretario generale della Nazioni Unite, depositato al Consiglio di sicurezza il 15 gennaio 2020, descrive lo sviluppo delle condizioni politiche, economiche e relative alla sicurezza in Libia. Il report è stato condotto come parte della Missione di supporto dell’ONU in Libia (United Nations Support Mission in Libya – UNSMIL) e si riferisce al periodo tra agosto e novembre 2019, aggiornando il report precedente.


Migranti e rifugiati continuano ad essere soggetti a detenzione e tortura sistematica e arbitraria perpetuata in luoghi di detenzioni governativi e non. Violenze sessuali, sequestri e riscatti, estorsione, lavori forzati e omicidi sono frequenti. Responsabili di tali violazioni sono ufficiali, membri di gruppi armati, trafficanti di essere umani e membri di gruppi criminali.

A novembre 2019, 646.000 migranti e rifugiati erano presenti in Libia. Tra questi, 3200 persone sono detenute presso prigioni governative gestite dal Dipartimento contro l’immigrazione irregolare del Ministero dell’Interno e controllate da “gruppi armati” – manca invece il dato relativo al numero di persone detenute in prigioni non governative.

Il segretario generale esprime forti preoccupazioni in relazione al trasferimento dei migranti intercettati in mare da parte della Guardia Costiera Libica in luoghi di detenzione, governativi e non. In questo contesto viene ricordato il rinnovo senza modifiche del patto di collaborazione tra l’Italia e il Governo di Accordo Nazionale libico, riguardante il contrasto alla migrazione irregolare, il traffico di esseri umani e il potenziamento dei sistemi di sicurezza.

Tra il 27 agosto e il 4 novembre 2019, la Guardia Costiera Libica ha recuperato 2.437 migranti e rifugiati in fuga via mare. Al personale di UNSMIL non è stato permesso l’accesso alle stazioni di sbarco.

Il segretario generale aggiunge nelle raccomandazioni finali:

La Libia non può essere considerata un porto di arrivo sicuro per rifugiati e migranti: sollecito gli Stati Membri di rivedere le politiche che alimentano il ritorno in Libia di rifugiati e migranti.

Le preoccupazioni del Segretario Generale sono inoltre rivolte ai cittadini libici: la condizione di insicurezza è diffusa a causa dei contrasti armati che causano l’aumentano del numero degli sfollati. Dall’inizio del conflitto armato, almeno 44 scuole sono state completamente distrutte e 193 sono state parzialmente danneggiate. Nelle aree coinvolte nel conflitto l’accesso a beni primari e servizi pubblici, così come la possibilità di auto-sostenersi sono fortemente compromessi.


Il Report del Segretario Generale, 15 gennaio 2020

Lista completa dei report di UNSMIL

Si veda anche Libia, l’orrore resta inascoltato. Nuove accuse Onu. Indaga l’Aja, Avvenire, 27 gennaio 2020



Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay


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