Protezione internazionale:il LIBE sulle misure temporanee per Italia e Grecia

Presentato un progetto di risoluzione sulla proposta di decisione del Consiglio che istituisce misure temporanee nel settore della protezione internazionale a beneficio dell’Italia e della Grecia. Le motivazioni della relatrice Ska Keller.

In quella che è stata la più grande catastrofe avvenuta nel mar Mediterraneo dopo la Seconda guerra mondiale, più di 800 persone hanno perso la vita mentre cercavano di raggiungere le coste europee il 18 aprile 2015. Erano sopravvissute alla guerra, alla persecuzione e ai maltrattamenti e hanno trovato la morte alle porte dell’Europa. Al momento della stesura della presente relazione le autorità italiane stanno recuperando i corpi. Una tragedia di proporzioni così vaste (soltanto nei primi sei mesi del 2015 sono morte 1 867 persone) e la situazione drammatica di molte altre persone che rischiano la vita nel Mediterraneo hanno drasticamente posto in luce la necessità che l’Europa rafforzi gli sforzi congiunti per prevenire ulteriori catastrofi e per far fronte efficacemente alla crisi dei rifugiati, adempiendo al suo dovere di dare protezione a quanti ne hanno bisogno.

Nessuno Stato membro può affrontare efficacemente la crisi dei rifugiati con le sue sole forze. Il Parlamento europeo, in una risoluzione del 29 aprile 2015, ha sottolineato che l’UE deve basare la sua risposta alle tragedie nel Mediterraneo sulla solidarietà e su una ripartizione equa delle responsabilità, in particolare nei confronti degli Stati membri che accolgono il maggior numero di rifugiati. Il Parlamento ha chiesto una quota vincolante per la distribuzione dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri.

Il principio di solidarietà è inoltre al centro della risposta strategica elaborata dalla Commissione europea alla crisi in atto nel Mediterraneo, l’agenda sulla migrazione. Tale agenda si basa sull’idea che “abbiamo bisogno di un nuovo approccio, più europeo” in materia di migrazione. Come primo passo per mettere in pratica il principio di solidarietà, la Commissione ha proposto una misura di ricollocazione di emergenza che prevede la distribuzione di 40 000 persone con evidente bisogno di protezione internazionale dall’Italia e dalla Grecia verso altri Stati membri.

Il relatore condivide senza riserve il punto di vista secondo cui tutti gli Stati membri devono essere uniti per affrontare le sfide della migrazione. La proposta di ricollocazione di emergenza rappresenta un passo limitato ma importante in tale direzione. La Grecia e l’Italia sono sottoposte a una pressione intollerabile. Se non ricevono un sostegno adeguato, è probabile che i movimenti successivi e irregolari dei rifugiati e dei migranti continuino a verificarsi in misura significativa. Ciò mette a rischio una delle principali conquiste dell’UE, la libertà di circolazione all’interno dello spazio Schengen. Il relatore appoggia pienamente, pertanto, la proposta della Commissione di una misura vincolante di ricollocazione, che preveda una chiave di distribuzione vincolante dei rifugiati tra gli Stati membri sulla base del principio di solidarietà e di ripartizione delle responsabilità.

Inoltre, il relatore suggerisce di rafforzare il principio di solidarietà aumentando il numero di rifugiati da ricollocare. La Commissione ha basato la sua proposta per la ricollocazione di 40 000 rifugiati sul numero di rifugiati arrivati in Europa nel 2014, senza tener conto del drastico aumento di tale numero da allora. Con l’afflusso di 68 000 tra rifugiati e migranti solo in Grecia a partire dall’inizio del 2015, il paese registra un aumento degli arrivi senza precedenti, sei volte più elevato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta principalmente di cittadini siriani, la stragrande maggioranza dei quali arriva nelle isole greche dove le strutture di accoglienza per i richiedenti asilo sono spesso completamente assenti. Devono quindi dormire per strada o in alloggi d’emergenza, in condizioni estremamente precarie. Un rifugiato siriano su cinque non dispone nemmeno di un accesso regolare ai servizi igienici. La Grecia non è in grado di gestire la situazione; il sistema di asilo è collassato. Numerosi rifugiati si spostano, quindi, attraverso la regione dei Balcani per raggiungere e attraversare l’Ungheria. Anche in Italia il numero degli arrivi è elevatissimo e il fenomeno non accenna a cessare. Nel 2015 sono giunti finora 67 500 tra rifugiati e migranti, la maggior parte dei quali provenienti dall’Eritrea. Alla luce di questi sviluppi, il relatore suggerisce di inviare al Consiglio un chiaro segnale del fatto che occorre più solidarietà. L’Europa deve affrontare esigenze in rapida evoluzione e il fatto che una percentuale crescente degli arrivi interessa attualmente la Grecia. Il numero di persone ricollocate dalla Grecia e dall’Italia verso altri Stati membri dovrebbe pertanto essere aumentato, come minimo, fino a 50 000.

Migliorare la qualità della ricollocazione è un altro degli aspetti che stanno principalmente a cuore al relatore. A tale proposito, vi sono importanti insegnamenti da trarre dal progetto pilota dell’UE di ricollocazione da Malta (Eurema). In primo luogo, il progetto non era vincolante e pertanto nemmeno la metà di tutti gli Stati membri hanno manifestato solidarietà nei confronti di Malta accogliendo rifugiati (generalmente in numero molto esiguo). In secondo luogo, tale progetto di ricollocazione ha notevolmente sottovalutato l’importanza delle preferenze e dell’informazione. Molti rifugiati hanno già legami familiari, sociali o culturali con un determinato Stato membro. Essi preferiscono essere ricollocati in uno Stato membro in cui vivono i loro parenti, in cui esiste già una comunità sociale o di cui parlano la lingua. Per una ricollocazione riuscita è fondamentale tenere conto sistematicamente di tali preferenze; ciò aiuta a trovare soluzioni soddisfacenti per le condizioni reali di vita delle persone, riduce gli incentivi a spostarsi in modo irregolare e aumenta le prospettive di integrazione. I rifugiati riescono a integrarsi più facilmente se parlano già una lingua che è diffusa nello Stato membro o se possono contare sul sostegno della famiglia o di una comunità; ciò li aiuta a sviluppare un senso di appartenenza a quel determinato Stato membro e previene efficacemente i movimenti secondari in modo non coercitivo. I rifugiati non hanno il diritto di scegliere uno Stato membro preferito, come non lo hanno gli Stati membri di scegliere richiedenti preferiti; tuttavia, le loro preferenze dovrebbero essere prese in considerazione, nella misura del possibile. Anche l’informazione e il consenso sono fattori decisivi per una ricollocazione riuscita. Per gestire le aspettative in maniera adeguata, i rifugiati dovrebbero avere quante più informazioni possibile su ciò che li attende all’arrivo nello Stato membro di ricollocazione. Per evitare sin dall’inizio movimenti secondari, dovrebbero inoltre essere trasferiti soltanto se hanno dato il consenso a tale decisione.

La ricollocazione di emergenza non è che un primo passo, per quanto importante, per l’attuazione del principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità fra tutti gli Stati membri. La Commissione ha concepito la ricollocazione di emergenza come una deroga temporanea dal regolamento di Dublino: una misura limitata in termini sia di ambito di applicazione che di durata, che per di più limita fortemente i diritti del Parlamento, escludendolo come colegislatore. Il relatore valuta quindi molto positivamente il fatto che la Commissione, nella sua agenda sulla migrazione, abbia annunciato che intende presentare entro la fine del 2015 una proposta legislativa, basata sulla codecisione, concernente un meccanismo permanente di ricollocazione. Il relatore propone inoltre che il Parlamento decida di elaborare autonomamente una relazione di iniziativa legislativa nel caso in cui la Commissione non presenti tale proposta.

Protrarre le misure di emergenza non solo sarebbe inaccettabile per il Parlamento in qualità di colegislatore, ma non sarebbe nemmeno una soluzione all’altezza delle riforme urgentemente necessarie per superare le carenze dell’attuale sistema di Dublino. Il sistema di Dublino ha creato squilibri insostenibili tra gli Stati membri, sia per gli arrivi dei rifugiati e dei migranti che per la loro destinazione finale. Il cardine di tale sistema è infatti il ricorso alla coercizione, che comporta costi umani elevati, come la detenzione dei richiedenti asilo già traumatizzati dalle guerre e dalle persecuzioni, mentre i movimenti secondari continuano in proporzioni notevoli. Il relatore invita pertanto la Commissione a tenere pienamente conto dell’esperienza maturata con le misure di ricollocazione, compreso il riconoscimento delle preferenze, al momento di intraprendere il “controllo di qualità” del regolamento di Dublino annunciato per il 2016. La crisi dei rifugiati rappresenta una sfida enorme per l’Europa. L’Europa dovrebbe affrontare il problema tenendo in considerazione la vita e le preferenze dei rifugiati, anziché trattandoli semplicemente come numeri, e può affrontarlo efficacemente soltanto se gli Stati membri rimangono saldamente uniti sulla base del principio di solidarietà.

La proposta

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