Pontoglio (BS) e il rispetto della “cultura occidentale”: l’invito “ad andarsene” è discriminatorio

Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo ONLUS e ASGI scrivono una lettera all’Amministrazione comunale chiedendo la rimozione dei cartelli. La comunicazione pubblica deve rispettare il principio di imparzialità e di laicità dello Stato.

Nei giorni scorsi è giunta la segnalazione di un cartello recentemente apposto dall’ amministrazione di Pontoglio(BS) all’ingresso del territorio Comunale (del quale la stampa ha ampiamente riferito) con il seguente contenuto:

 

Pontoglio-675

Nella lettera che Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo ONLUS e ASGI hanno inviato all’Amministrazione comunale si ricorda che “l’attività della pubblica amministrazione è regolata dal principio di imparzialità” e conseguentemente “gli unici valori di cui la stessa si può far carico, anche nella comunicazione, sono quelli contenuti nella Carta Costituzionale che non comprende uno specifico riferimento religioso” ma, al contrario, “ riconosce il “principio supremo della laicità dello Stato” come “uno dei profili della forma di Stato delineata dalla Carta Costituzionale della Repubblica“.

Inoltre le associazioni ricordano che espressioni come “cultura occidentale” sono prive di un effettivo significato giuridico e che “anche Pontoglio è “orientale” rispetto a Torino, ma ciò non significa che debba farsi carico della cultura sabauda“.

L’invito alla tolleranza e al rispetto contenuto nella comunicazione è condiviso pienamente dalle associazioni che, però, ricordano : “ non può che avere portata generale e reciproca, anche in ossequio all’art. 3 Cost. e deve dunque comprendere anche il rispetto di chi apporta, in un contesto locale, cultura e tradizioni diverse“.

Del tutto illegittimo” denunciano in modo inequivocabile le due associazioni è poi ” l’“invito ad andarsene”.

La pubblica amministrazione non può svolgere alcuna attività volta a incentivare o disincentivare la presenza sul proprio territorio di cittadini identificati sulla base della loro appartenenza culturale, etnica o religiosa o delle loro convinzioni personali, pena la violazione del principio di non discriminazione di cui all’art. 14 della Convenzione europea per i diritto dell’uomo (CEDU)  e all’art. 43 del Decreto legislativo n. 286/98 (cd Testo Univo sull’ immigrazione).

E ciò vale anche quando l’attività non si concretizzi in veri e propri divieti ma si limiti a meri “inviti”, avendo la Corte di Giustizia Europea  in più occasioni chiarito che anche la mera dichiarazione pubblica di contenuto discriminatorio  è idonea a porre in una condizione di svantaggio i gruppi sociali protetti dall’ordinamento e come tale deve essere sanzionata .

“Conseguentemente – conclude la lettera – anche “l’invito ad andarsene” formulato pubblicamente dalla Sua amministrazione ha l’effetto di dissuadere dall’accesso e dalla permanenza sul territorio comunale coloro che ritengono di non condividere l’impostazione culturale e religiosa emergente dal cartello; come tale, l’invito viola il principio di libera circolazione e costituisce discriminazione in ragione della religione, della etnia e delle convinzioni personali .”

Le due associazioni terminano la lettera rinnovando l’invito all’Amministrazione di Pontoglio a ” rivalutare la decisione assunta, rimuovendo i cartelli in questione” e riservandosi ” in mancanza di riscontro, di attivare tutte le opportune azioni idonee a ripristinare un uso corretto e non discriminatorio della azione e della comunicazione pubblica“.

 

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