Parità di trattamento tra lungo soggiornanti e italiani nell’accesso alle case popolari

Il tribunale di Arezzo riconosce il diritto alla parità di trattamento del lungo soggiornante nell’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Come è noto sul punto la legislazione nazionale non prevede una parità assoluta tra italiani e stranieri, ma una parità sottoposta alla condizione che lo straniero sia titolare di un permesso di soggiorno di almeno due anni e svolgono un’attività regolare di lavoro autonomo o subordinato di lavoro (art. 40, comma 6, TU immigrazione).

Questa disparità di trattamento deve venire a cadere per gli stranieri protetti dal diritto comunitario: in particolare, mentre talune direttive lasciano agli Stati membri la possibilità di derogare alla parità di trattamento in materia di alloggio (cfr. ad es. art. 11 direttiva 2011/98 sui titolare di permesso unico lavoro) per i  lungo soggiornanti l’art. 11 direttiva 2003/109 sancisce la parità di trattamento  in materia senza consentire agli Stati membri  alcuna possibilità di deroga. Conseguentemente le pubbliche amministrazioni che redigono i bandi per l’accesso agli alloggi ERP dovrebbero tener conto delle disposizioni comunitarie e limitare le la richiesta di requisiti aggiuntivi (sempre nei limiti dell’art. 40, comma 6 citato)  solo agli  stranieri che non siano titolari del permesso di lungo periodo.

La pronuncia del tribunale di Arezzo si riferisce a un bando redatto dal Comune di Arezzo in piena conformità a una norma di legge regionale la quale a sua volta era del tutto conforme al citato art.40, comma 6 TU immigrazione. I principi affermati dal giudice valgono quindi anche con riferimento alla norma nazionale.

L’ordinanza

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