L’INPS esclude gli stranieri dalla pratica legale presso le sedi dell’avvocatura dell’Istituto

Chiunque abbia frequentato un corso di laurea in Giurisprudenza in Italia ha avuto modo di condividere studio e lezioni con colleghi e colleghe provenienti da paesi non UE. Le laureate e i laureati di nazionalità non UE dei nostri corsi di giurisprudenza non possono però svolgere la pratica forense presso gli uffici centrali e regionali dell’avvocatura dell’INPS.

 

L’Istituto, che ribadisce con cadenza regolare pratiche discriminatorie nei confronti di alcune categorie di cittadini stranieri, riserva l’accesso ai bandi pubblicati nella sezione concorsi del suo sito internet per la selezione dei praticanti degli uffici dell’Avvocatura centrale e di quelle territoriali ai cittadini italiani ed di paesi UE.

Come precisato da ASGI in una lettera inviata oggi, tale criterio è discriminatorio.

Come si legge nel bando, la pratica è finalizzata esclusivamente al conseguimento del titolo per l’abilitazione all’esercizio della professione di Avvocato. I requisiti di partecipazione alla selezione presso gli uffici dell’avvocatura INPS, per quanto riguarda la nazionalità, non possono che essere perciò gli stessi previsti dalla legge professionale 247/12, che esclude qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità (art 17).

Anche si volesse fare riferimento per analogia (interpretazione del tutto infondata) alle norme sull’accesso al pubblico impiego applicabili al concorso per l’accesso al ruolo di avvocato INPS  ne deriverebbe l’applicazione dell’art. 38 DLgs 165/01 che equipara i cittadini UE agli stranieri titolari di uno dei permessi di soggiorno ivi indicati (lungosggiornanti, rifugiati politici, familiari di cittadini UE).

ASGI ha richiesto che l’INPS modifichi il bando per la selezione tanto a livello centrale che nelle diverse sedi regionali, precisando che, in caso di mancata conformazione alle norme inerenti alla parità di trattamento, procederà nelle apposite sedi legali.

La lettera di ASGI

 

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