Il Garante per le persone private della libertà personale è un pezzo di democrazia. Ne va difeso il ruolo e l’indipendenza

In molti paesi europei – e non solo – da anni esiste un Garante per i diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale. Una figura che può entrare senza preavviso in carcere e negli altri luoghi di privazione della libertà, per verificare che la legalità vi sia rispettata e per prevenire eventuali violazioni. 

In Italia, nonostante diversi impegni internazionali assunti, si è arrivati all’istituzione di questa figura solamente nel 2013, sull’onda delle riforme successive alla c.d. sentenza Torreggiani, con cui la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per i trattamenti inumani e degradanti che avevano luogo nelle sue carceri.  Dal 2016 è dunque entrata in attività questa figura di garanzia. Il Garante è un organismo statale indipendente – nominato dal Presidente della Repubblica, cosa che ne garantisce l’indipendenza rispetto ai partiti al Governo – che monitora tutti i luoghi di privazione della libertà (carceri, stazioni di polizia, centri di detenzione per migranti, REMS, voli su cui si effettuano i rimpatri forzati, i reparti dove si effettuano i trattamenti sanitari obbligatori, ecc.).

Il suo ruolo è di fondamentale importanza per far sì che in questi luoghi, spesso fuori da altre possibilità di controllo e con una strutturale disparità di potere tra custodi e custoditi, non avvengano abusi e le condizioni di vita siano in linea con quanto previsto dalla Costituzione, dalla legislazione italiana in genere e da quella internazionale. Per questo è di una gravità inaudita l’attacco di alcune organizzazioni sindacali di polizia penitenziaria contro questa figura. Un attacco che va oltre l’ordinaria polemica, arrivando a chiedere la soppressione di questa figura di garanzia. Il Garante è una figura fondamentale in tutti gli ordinamenti democratici. Chi teme il lavoro di prevenzione di un organismo indipendente, barricandosi dietro le proprie funzioni, non lascia presagire nulla di buono. 

Di questi attacchi si saranno indignate assieme a noi tutte quelle persone, quei medici e quegli agenti che, quotidianamente, svolgono il proprio lavoro – spesso in situazioni complesse – nel rispetto dei diritti delle persone sotto la propria custodia. Per questi il Garante nazionale è senza dubbio un elemento di garanzia, oltre ad una figura che consente al loro lavoro di uscire da quel cono d’ombra dove altri vorrebbero riporlo. 

Nel ribadire la nostra fiducia a Mauro Palma e l’intero collegio del Garante nazionale delle persone private della libertà, condanniamo con fermezza gli attacchi a lui mossi da chi non ha a cuore la tutela dei diritti umani. 

Hanno finora sottoscritto: Antigone, A Buon Diritto Onlus, Arci, Associazione 21 Luglio, Cittadinanzattiva, Asgi, Certi Diritti, Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti, Progetto Diritti, Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, Cir-Consiglio Italiano per i Rifugiati.

Altre adesioni: Anna Lorenzetti (Uni Bergamo), Associazione Maite – Bergamo, Fabio Canavesi, APS Teatro Chapati – Bergamo, Giovanni Bailo, Arpioni (gruppo musicale).

Per aderire inviare una e-mail a segreteria@antigone.it

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