Discriminazione, gli stranieri a Milano non possono fare i tassisti

MILANO – Per guidare un taxi, nella città che ospita tra meno di un anno l’Expo, è necessario essere italiano o cittadino della Ue. Chi è nato fuori dai confini dell’Unione europea non può fare il tassista a Milano. È quanto prevede l’articolo 9 del “Regolamento per il servizio pubblico delle autovettura da Piazza”, approvato dal Consiglio comunale nel 2000.

Un articolo che l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) ha deciso di contestare, perché lo ritiene discriminatorio. Per questo l’associazione ha scritto una lettera al sindaco Giuliano Pisapia, all’assessore alla mobilità Pierfrancesco Maran e al presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo, in cui chiede che sia tolto il requisito della cittadinanza italiana per la concessione della licenza.

“Ai sensi dei commi 2, 3 e 4 art. 2 del testo unico sull’immigrazione -si legge nella lettera che viene recapita oggi a Palazzo Marino-, il principio generale che regola la condizione dello straniero regolarmente soggiornante è quello della piena parità di trattamento sia nei diritti civili (tra i quali rientra sicuramente il diritto ad esercitare una qualsiasi attività lavorativa e a stipulare contratti con committenti o utenti), sia nei rapporti di lavoro, sia nei rapporti con la pubblica amministrazione, salvo che la legge disponga diversamente”.

L’unica eccezione al diritto alla parità è nel pubblico impiego, dove per ora ci sono solo dipendenti italiani). Fino a pochi anni fa anche il posto di conducente di autobus, tram e metropolitane era off limits per per gli extracomunitari. Superato questo baluardo, rimane solo quello per i taxi.

“D’altra parte, che l’attività di autista di taxi non comporti l’esercizio di pubbliche funzioni è confermato dal fatto che lo stesso Regolamento comunale ammette alla selezione anche i cittadini degli Stati dell’UE – sottolinea l’Asgi-, i quali non potrebbero essere ammessi invece, ove si trattasse di esercizio di pubbliche funzioni”.

Ovviamente l’unico requisito che il Comune potrà prevedere è che lo straniero abbia il permesso di soggiorno. Potrà anche verificare che conosca l’italiano, “senza sottacere che una adeguata conoscenza delle lingue straniere sarebbe forse altrettanto necessaria e potrebbe essere utilmente garantita proprio da autisti stranieri”, sottolinea l’Asgi, che chiede pertanto che il Consiglio comunali “modifichi subito la norma illegittima”. Se non lo farà, l’Asgi si rivolgerà al Tribunale di Milano.
(fonte www.redattoresociale.it)

Foto : Stefano Paganini

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