CEDU: gli Stati devono creare concrete misure di protezione a favore delle vittime di tratta

Importante sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo in materia di tratta degli esseri umani.

I Giudici di Strasburgo,  nel caso L.E. contro Grecia,  hanno sottolineato ancora una volta che l’art. 4 della Convenzione Europea per i Diritti Umani, nel vietare la schiavitù ed il lavoro forzato, prevede una serie di obblighi positivi a carico degli Stati, tra cui quelli volti alla prevenzione e repressione della tratta, ma anche idonei a fornire effettiva protezione alle vittime. In tal senso, ha ribadito la Corte, gli Stati sono responsabili della creazione di un quadro giuridico per un’efficace protezione delle vittime e potenziali vittime del trafficking.

Tali  importanti principi erano già stati espressi nel caso Rantsev v. Cipro e Russia.

Nel caso di specie si trattava peraltro di una donna nigeriana vittima di tratta che aveva presentato domanda di protezione internazionale in Grecia :un caso di richiedente asilo vittima di tratta, fenomeno di grande attualità oggi in Europa e in particolare in Italia, uno dei maggiori Paesi di destinazione delle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale di nazionalità nigeriana le quali, sempre più spesso, accedono alla procedura di protezione internazionale.

L’ASGI segnala questa sentenza della Corte Europea in quanto contribuisce a ricordare l’importanza che gli Stati e dunque anche le Autorità italiane, adottino concrete misure volte alla precoce e corretta identificazione delle vittime del trafficking per favorire la loro adeguata tutela, tanto nell’ambito della protezione sociale quanto in quello della protezione internazionale.

 

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