Azione legale contro l’Italia per il ruolo nei respingimenti “privatizzati” verso la Libia e negli abusi sui migranti

Presentata una denuncia contro lo Stato italiano al Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite

L’organizzazione di avvocati, accademici e giornalisti investigativi Global Legal Action Network (GLAN) ha presentato il 18 dicembre 2019 una denuncia contro l’Italia al Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite per conto di una persona fuggita dalla Libia e intercettata dal mercantile panamense Nivin.

È la prima volta che una denuncia affronta il fenomeno dei “respingimenti privatizzati”, in cui gli Stati costieri dell’Unione Europea coinvolgono navi commerciali nel riportare in luoghi non sicuri rifugiati e altre persone che necessitano di protezione, in violazione dei diritti umani.

Nel pomeriggio del 7 novembre 2018, il Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC) di Roma ha indicato alla Nivin di soccorrere un’imbarcazione di migranti in difficoltà e di prendere contatti con la famigerata Guardia Costiera Libica (LYCG). Quest’ultima ha poi indirizzato la Nivin verso la Libia, dove i passeggeri catturati hanno provocato uno stallo, opponendosi a quello sbarco illegale. Dopo 10 giorni le forze di sicurezza libiche li hanno rimossi con violenza dall’imbarcazione utilizzando gas lacrimogeni e proiettili vivi o di gomma. La persona che ha sporto denuncia ha subito spari alla gamba e per mesi è stata arbitrariamente detenuta, interrogata, picchiata, costretta ai lavori forzati e privata delle cure.

La denuncia presentata si basa sulle evidenze raccolte in un rapporto redatto da Forensic Oceanography, ramo della Forensic Architecture Agency basata alla Goldsmiths University of London, a cura di Charles Heller. Il rapporto, pubblicato oggi, ha combinato l’analisi di diverse fonti per offrire una ricostruzione dettagliata dei fatti e dimostra che i respingimenti privatizzati sono aumentati sensibilmente dal giugno 2018. Il risultato è che le compagnie marittime vengono utilizzate dagli Stati che cercano di eludere i propri obblighi verso i rifugiati.

Secondo gli avvocati, l’Italia e altri Stati stanno violando gli obblighi imposti loro dal diritto internazionale usando i mercantili privati come strumenti di respingimento per riportare i rifugiati in luoghi in cui subiranno persecuzioni e torture. Abdicando alla propria responsabilità di offrire un porto sicuro di sbarco, l’Italia viola i propri obblighi di rispetto dei diritti umani, dal Patto internazionale sui diritti civili e politici alla Convenzione contro la tortura.

Il direttore del GLAN, Gearóid Ó Cuinn, dichiara: “Vediamo un preoccupante trend in cui il soccorso in mare di persone disperate viene esternalizzato a navi mercantili non adeguatamente equipaggiate né formate. È ormai chiaro che questa ricetta porterà sicuramente a un abuso. La nostra denuncia vuole colpire il tentativo dell’Italia di abdicare alle proprie responsabilità privatizzando il respingimento dei migranti verso condizioni da incubo in Libia.”

Charles Heller, co-fondatore del progetto Forensic Oceanography, aggiunge: “Chiediamo all’Italia e all’UE di porre immediatamente fine alle proprie politiche di respingimento per procura e di smettere di implementarle attraverso la Guardia Costiera Libica o le navi mercantili. Le attività di soccorso devono essere utilizzate per salvare vite, non come copertura per il controllo delle frontiere. L’Italia deve inoltre porre fine alla criminalizzazione delle ONG di soccorso, le cui attività umanitarie stanno in parte colmando il pericoloso vuoto lasciato dagli Stati.”

Secondo la ricercatrice del GLAN, Noemi Magugliani (dell’Irish Centre for Human Rights, Università nazionale d’Irlanda Galway), che ha curato la stesura della denuncia: “La criminalizzazione delle organizzazioni umanitarie e il contestuale ritiro delle navi di soccorso europee dal Mediterraneo hanno creato un vuoto che la Guardia Costiera Libica non è in grado o non è adatta a riempire. In questa situazione, le autorità italiane hanno subappaltato le proprie violazioni dei diritti umani ad attori privati nel tentativo di evitare le proprie responsabilità. Ma questi episodi restano violazioni dei diritti umani di cui l’Italia è responsabile.”

Il caso apre un nuovo filone di interesse perché richiama l’attenzione sui modi in cui i mercantili vengono coinvolti nelle violenze di frontiera. Le compagnie marittime vengono sempre di più costrette ad assumersi la responsabilità dei migranti e a compiere da sole scelte rischiose, che potrebbero portarle ad agire in modo illegale e causare nuove morti, per non parlare dei costi del controllo delle frontiere. L’azione legale del GLAN è parte di un impegno più ampio per evidenziare e riaffermare le responsabilità degli Stati nel soccorso dei migranti e rivelare le implicazioni per i diritti umani del privatizzare questa risposta.


Background

Nel maggio 2018, Forensic Oceanography ha pubblicato il rapporto  Mare Clausum, che dimostra come l’Italia e l’UE dal 2016 abbiano implementato una doppia strategia con l’obiettivo di fermare i flussi migratori attraverso il Mediterraneo centrale. La strategia puntava da un lato a cacciare le ONG di soccorso dal Mediterraneo, dall’altro a esternalizzare il controllo delle frontiere alla Guardia Costiera Libica fornendo supporto materiale, tecnico e politico. Il ruolo dell’UE e dell’Italia nella creazione e nel mantenimento della Guardia Costiera Libica è decisivo, come dimostrato dal caso SS v Italy avviato da GLAN nel maggio 2018 in collaborazione con Forensic Oceanography, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) e con il supporto dell’ARCI e della Yale Law School’s Lowenstein International Human Rights Clinic.

Questa strategia è stata accompagnata dal progressivo ritiro dell’UE dal Mediterraneo, che ha ristretto la portata geografica delle proprie missioni e progressivamente stanziato navi non equipaggiate per effettuare attività di ricerca e soccorso. In questo scenario, l’unico attore rimasto in mare insieme alla Guardia Costiera Libica sono le navi mercantili. A causa dell’incapacità o della non volontà della Guardia Costiera Libica di svolgere attività legate alla ricerca e soccorso, le navi mercantili sono state chiamate ad aiutare a colmare questo vuoto.

All’inizio della cosiddetta “crisi migratoria”, le navi mercantili avevano già assunto questo ruolo chiave: tra il 2013 e il 2015 hanno condotto diverse “operazioni private di soccorso” coordinate dalla Guardia Costiera Italiana, che hanno portato al trasferimento dei passeggeri su navi italiane o europee (che avrebbero poi sbarcato in Italia) o allo sbarco diretto degli stessi mercantili in porti italiani.

Tra giugno 2018 e giugno 2019 si è registrato un totale di 13 tentativi di respingimento privatizzato, un elenco probabilmente incompleto, come indicato da Forensic Oceanogrphy. Molti di questi sono legati all’implementazione della strategia Mare clausum, esacerbata dalla cosiddetta politica dei “porti chiusi” in Italia, che ha impedito alle navi che avevano effettuato dei soccorsi di entrare nelle acque territoriali italiane per sbarcare le persone soccorse.

Tutte queste evoluzioni hanno posto le navi mercantili in una situazione molto difficile, costringendo i capitani delle navi a dover scegliere tra assecondare le istruzioni degli Stati che coordinano un respingimento o rispondere ai doveri imposti dal diritto internazionale rispetto ai diritti dei migranti. Il caso della Nivin esemplifica questa situazione dove il soccorso delegato serve anche come modo per controllare le frontiere.

Note di approfondimento:

Conferenza stampa: 18 dicembre 2019 (Giornata Internazionale dei Migranti) ore 12.00; Ginevra, Maison de la Paix, The Graduate Institute. Partecipano: Charles Heller, Goldsmiths, University of London, cofondatore del progetto Forensic Oceanography; Noemi Magugliani, Dr Violeta Moreno-Lax e Dr Gearóid Ó Cuinn, Global Legal Action Network; Julien Raickman, Medici Senza Frontiere (MSF) capo missione in Libya all’epoca dei fatti. Modera: Vincent Chetail, Professore di Diritto Internazionale e Direttore del Global Migration Centre.

Il Global Legal Action Network (GLAN) è un’organizzazione no-profit costituita da avvocati, accademici e giornalisti investigativi che istituisce azioni legali innovative alle frontiere, sfidando Stati e altri importanti attori coinvolti in violazioni dei diritti umani. GLAN ha uffici in GB (Londra) e Irlanda (Galway). Contatti: Dr Gearóid Ó Cuinn (Direttore) | gocuinn@glanlaw.org | +447521203427 | Noemi Magugliani  (Legal Officer) | noemi.magugliani@gmail.com | +3538634515175 | @glan_law | www.glanlaw.org.

Forensic Oceanography è un progetto affiliato all’agenzia di ricerca Forensic Architecture della Goldsmiths University of London. Dal 2011, Forensic Oceanography ha usato tecniche forensi e cartografia per investigare in modo critico le condizioni politiche, geografiche ed estetiche che hanno portato alla morte di numerosissimi migranti nel Mediterraneo negli ultimi 30 anni. info@forensic-architecture.org | p.wilton@gold.ac.uk

Fonte: comunicato stampa GLAN

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