Respingimenti in mare e maltrattamenti: il Governo deve chiarire

L’ASGI esprime profonda preoccupazione in merito a quanto emerso nel corso dei colloqui che l’Alto Commissariato ha potuto avere con le 82 persone respinte in Libia dalle autorità italiane lo scorso primo luglio .

Secondo quanto diffuso dall’UNHCR, il gruppo di cittadini stranieri, tra cui 6 bambini, intercettato  dalla Marina Militare Italiana in acque internazionali, è stato respinto in Libia attraverso trasbordo su una motovedetta libica con un’operazione durata 12 ore, durante le quali non é stato fornito loro  cibo, ne’ sono state accertate la nazionalità e le motivazioni della loro fuga .

L’ASGI sottolinea come il principio di non refoulement di cui all’art. 33 della Convenzione di Ginevra del 1951 sia norma avente carattere assoluto ed inderogabile e deve essere applicata sia sul territorio dello Stato parte   sia in ambito extraterritoriale.

L’obbligo di non respingimento grava infatti, sugli Stati, ovunque essi esercitino in modo effettivo la propria giurisdizione, anche al di fuori del proprio territorio. Avere trasbordato i migranti su unità della marina militare italiana ha altresì radicato la piena giurisdizione dell’Italia essendo tali unità navali a tutti gli effetti territorio italiano e pertanto in ogni caso le autorità italiane erano tenute al rispetto del diritto interno, comunitario e derivante dalle norme internazionali. Il fatto, ora accertato dall’UNHCR, che il gruppo era composto di 76 eritrei in fuga dalla grave situazione in atto in Eritrea e che tra essi ci fossero anche donne e minori, rende evidente come un numero rilevante di persone erano bisognose di protezione internazionale e vi sia stato un impedimento all’accesso alla procedura di asilo. Si ricorda che l’ASGI, insieme a numerose associazioni ed enti, italiani ed europei, in relazione ai recenti respingimenti in acque internazionali verso la Libia, ha presentato una circostanziata nota alla Commissione Europea al Comitato ONU per i diritti umani e al Commissario Europeo per i Diritti Umani presso il Consiglio d’Europa  chiedendo accertare e fatti e di condannare l’Italia per le gravissime violazioni dei diritti umani, del diritto comunitario, delle Convenzioni internazionali ed in particolare di intraprendere una procedura di infrazione dell’Italia per violazione delle norme comunitarie.

In relazione alle testimonianze raccolte dall’UNHCR riguardanti un pesante uso della forza da parte dei militari italiani durante il trasbordo sulla motovedetta libica, sulla sottrazione degli effetti personali e sul mancato soccorso, considerata la gravità dei fatti che stanno emergendo dalle testimonianze, appare inderogabile che il governo italiano fornisca in Parlamento ed in ogni sede opportuna, tutti i chiarimenti su quanto accaduto, rispondendo ai quesiti che vengono posti e non si limiti a generiche e vaghe smentite prive di qualunque contenuto informativo.

L’ASGI sottolinea altresì la necessità che il Governo rispetti l’operato e il ruolo della Nazioni Unite e dell’UNHCR che ha operato con dedizione e grande senso di responsabilità nell’esercitare il proprio ruolo di agenzia preposta alla vigilanza sul rispetto delle normative internazionali sui rifugiati.

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