La tutela dei diritti umani va posta quale premessa ad ogni collaborazione tra l’Unione europea e la Libia

Ogni accordo tra un paese della UE e un paese terzo che preveda un coinvolgimento finanziario e logistico da parte europea deve avere quale suo inderogabile presupposto la concreta garanzia della tutela dei diritti umani.
L’ASGI esprime il proprio sconcerto per le dichiarazioni rilasciate dal leader libico Gheddafi in occasione della sua recente visita a Roma laddove, rivolgendosi all’Italia e all’Europa, ha esortato gli stati europei a sostenere finanziariamente la Libia nel contrasto ai flussi migratori versi l’Europa.
Le sconcertanti espressioni utilizzate dal leader libico non possono essere assimilate a manifestazioni folkloriche ma disvelano la realtà di un’esplicita proposta di realizzare un accordo tra l’UE e la Libia, nel quale quest’ultima si candida ad operare un controllo sui flussi migratori verso l’Europa, bloccando i migranti e rinviandoli nei paesi di origine. Tale proposta nulla dice sulle modalità con le quali le persone intercettate in Libia verrebbero trattate né quale tutela andrebbe riservata a coloro che hanno un diritto di protezione internazionale. L’ASGI ricorda che v’è unanime valutazione, da parte delle agenzie internazionali di tutela dei diritti umani, nel ritenere che in Libia permanga una sistematica gravissima violazione dei diritti umani, operata dalla località autorità verso i migranti così come verso i propri cittadini allo scopo di reprimere ogni forma di dissenso interno.

L’ASGI ricorda che ogni accordo tra un paese della UE e un paese terzo che preveda un coinvolgimento finanziario e logistico da parte europea deve avere quale suo inderogabile presupposto la concreta garanzia della tutela dei diritti umani; diversamente la stessa Unione europea violerebbe normative che sono a fondamento della stessa Unione quale spazio comune di libertà e giustizia.

La politica attuata dal governo italiano, che prevede una collaborazione con il governo libico nel contrasto ai flussi migratori senza richiedere alcuna concreta garanzia e controllo sulla tutela dei diritti delle persone coinvolte nelle operazioni congiunte italo – libiche o comunque finanziate dall’Italia, appare oggi gravemente irresponsabile e dannosa per l’intera Unione.
L’ASGI ritiene doveroso evidenziare come le politiche sull’immigrazione e l’asilo siano da molto tempo oggetto delle relazioni bilaterali tra Italia e Libia (che da parte italiana si è giovato negli ultimi 10 anni della mediazione, tra gli altri, degli onorevoli D’Alema, Pisanu e Maroni, nei loro ruoli istituzionali di ministri) attuate sempre senza una seria valutazione dei gravi rischi connessi all’assenza di effettive garanzie sui diritti delle persone oggetto degli accordi. In particolare il pattugliamento marittimo congiunto disposto a seguito degli accordi tecnici del 2007, conclusi nel dicembre 2007 dall’allora ministro dell’interno Amato, ha costituito un punto di svolta fondamentale, in questo processo la cui gravità oggi è a tutti evidente.
Nel ricordare che a tutt’oggi è impedito all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati di operare concretamente in territorio libico, l’ASGI chiede alla Commissione Europea e al Parlamento Europeo un sollecito e concreto impegno per giungere ad una politica comune europea che preveda che ogni collaborazione con la Libia sia comunque subordinata alla previsione di concrete garanzie sul rispetto dei diritti fondamentali dei migranti e preveda che la Libia adotti gli standard internazionali in materia di tutela dei rifugiati.

Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

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