L’Hotspot di Messina

Apertura: fine 2017

Capienza: 250 posti

Ente gestore: Cooperativa Badia Grande

Il centro hotspot di Messina è attivo dalla fine del 2017 ed è situato in uno spiazzo adiacente all’ex Caserma Gasparro, da alcuni adibita a centro di accoglienza straordinario per richiedenti asilo (CAS). L’hotspot è composto da una serie di container di lamiere di zinco e tensostrutture in grado di ospitare fino a 250 persone. La struttura sembrerebbe gravata da una serie di irregolarità relative all’area di costruzione e al rispetto di standard minimi di vivibilità, quali la ventilazione e l’illuminazione dei container ad uso camera (12 posti a container), l’assenza di spazi di socialità e l’inadeguatezza della struttura in relazione alle norme di sicurezza.

Le persone, alla luce delle informazioni apprese, vengono trattenute all’interno della struttura per il tempo necessario al completamento delle procedure di identificazione e dei riscontri sui database nazionali ed europei. Secondo alcune testimonianze tale periodo può estendersi fino a una settimana, mentre l’ente gestore e UNHCR hanno riferito, nell’ambito di alcuni colloqui effettuati a settembre 2018, che il periodo massimo di trattenimento è di 48 o 72 ore. In seguito i richiedenti asilo, sprovvisti di qualunque documento che ne attesti lo status giuridico, poiché nessuna ricevuta viene rilasciata in seguito alla manifestazione di volontà, vengono trasferiti nei centri di prima accoglienza. Per alcune nazionalità l’indirizzamento verso i canali della protezione internazionale avviene in maniera tendenzialmente Al contrario,i cittadini dei paesi del Maghreb, secondo quanto emerso nell’ambito di alcune interviste, avrebbero maggiori difficoltà a presentare la domanda di protezione, dovendo dettagliare all’interno dell’hotspot le motivazioni e circostanziare quale bisogno di protezione che li hanno indotti a lasciare il paese di origine.  Secondo alcune testimonianze, coloro che non accedono alla procedura di protezione internazionale verrebbero trattenuti nell’hotspot per periodi più lunghi e in seguito gli verrebbe notificato un provvedimento di respingimento differito, eseguito tramite accompagnamento coatto alla frontiera o attraverso la notifica di un ordine di allontanamento dal territorio nazionale. In quest’ultimo caso sembrerebbe che i provvedimenti ablativi vengano notificati nel momento in cui sono avviate le procedure di rimpatrio, rendendo di fatto impossibile l’accesso a mezzi di tutela. I tempi di permanenza prima del respingimento non sono preventivamente quantificabili o prevedibili, ma è anche possibile che i cittadini stranieri non richiedenti asilo vengano, dopo un periodo di permanenza all’interno dell’hotspot, trasferiti nel CPR più vicino.

Nel corso degli ultimi mesi l’hotspot di Messina ha accolto prevalentemente persone in attesa di trasferimento in altri paesi europei a seguito di accordi congiunturali tra i governi. In particolare, dopo aver accolto le persone sbarcate dalla nave Diciotti a fine agosto 2018, il 31 gennaio 2019 ha accolto le 32 persone soccorse dalla Sea Watch. Si sottolinea che questi accordi congiunturali destano molte perplessità in quanto non si tratta di procedure codificate. Per maggiori approfondimenti si veda la lettera pubblica “Cosa succede ai migranti nell’hotspot di Messina?”

In merito alle irregolarità che sembrerebbero gravare sulla struttura si veda: http://www.strettoweb.com/2018/08/migranti-messina-de-luca-hotspot-bisconte/745022/; https://www.stampalibera.it/2018/08/29/linchiesta-di-antonio-mazzeo-hotspot-migranti-di-messina-disumano-e-abusivo/