Il trattenimento extraterritoriale e il rimpatrio di persone migranti dall’Albania: l’analisi giuridica di Asgi e i dubbi di compatibilità con il diritto UE

Con l’adozione del Decreto Legge 37/2025, poi convertito in Legge 75/2025, il governo ha introdotto la possibilità di trasferire nel CPR di Gjadër in Albania le persone destinatarie di un provvedimento di espulsione e già trattenute presso i CPR italiani. L’ASGI solleva forti dubbi sulla compatibilità della norma con il diritto dell’Unione europea, in particolare alla luce dei rimpatri effettuati direttamente dall’Albania verso l’Egitto il 9 maggio 2025. ASGI ha elaborato un’analisi giuridica degli ultimi avvenimenti, al fine di evidenziare i profili di contrasto con le norme di diritto italiano e UE, e nello specifico della Direttiva Rimpatri.

La posizione della Commissione Europea, che ha inizialmente dichiarato l’applicabilità della sola legislazione nazionale senza pronunciarsi sulla compatibilità con la Direttiva Rimpatri, è ambigua e contraddittoria. Tale lettura, che estende a persone già presenti sul territorio italiano (e quindi pienamente soggetti alla Direttiva 2008/115/CE) la logica applicata a persone soccorse in acque internazionali, è incoerente e giuridicamente insostenibile.

Nel mese di giugno 2025, la Corte di Cassazione italiana ha invece riconosciuto la complessità della questione, rimettendo alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea un quesito sulla compatibilità delle previsioni del D.L. 14/2024 (modificato nel dal D.L. 37/2025) con le Direttive 2008/115/CE (rimpatrio) e 2013/32/UE (procedure asilo). La Corte ha chiarito che l’equiparazione delle aree in Albania al territorio italiano è fittizia, poiché l’Italia non esercita piena sovranità, e il trasferimento non potrebbe considerarsi un “rimpatrio” ai sensi del diritto UE.

In questa analisi giuridica, rivolta in primo luogo alla Commissione Europea, ASGI evidenzia i possibili profili di incompatibilità con il diritto UE, ancorati anche alle evidenze dei monitoraggi del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI):

  • assenza di necessità e proporzionalità delle misure coercitive: il trasferimento e il trattenimento extraterritoriale non sono proporzionati all’obiettivo del rimpatrio, comportando condizioni più afflittive senza aumentare l’efficacia del processo.
  • condizioni di trattenimento inadeguate e diritto alla salute violato, in particolare perché l’accesso al sistema sanitario nazionale italiano è precluso, e il sistema sanitario albanese è inadeguato, con gravi conseguenze sulla salute fisica e psichica dei migranti, come evidenziato da episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio.
  • carenze nel diritto alla difesa: la distanza e la gestione delle udienze (prevalentemente da remoto) limitano gravemente l’accesso effettivo alla difesa e il contatto con gli enti di tutela, ponendo i migranti in una condizione di diseguaglianza rispetto ai trattenuti nei CPR in Italia.
  • rischio di violazione del principio di non-refoulement: l’assenza di una decisione formale di trasferimento impedisce la valutazione ex ante del rischio di refoulement, esponendo le persone migranti a violazioni dei diritti fondamentali anche da parte delle autorità albanesi, durante operazioni di rimpatrio non sotto controllo italiano diretto.
  • incompatibilità nel rimpatrio diretto dall’Albania: il rimpatrio diretto dall’aeroporto di Tirana, non soggetto a giurisdizione italiana, rende impossibile garantire il rispetto degli standard della direttiva rimpatri, inclusa la valutazione del rischio di refoulement e la proporzionalità dell’uso della forza.

Si sottolinea, infine, che l’attuale modello italiano si discosta significativamente dalle proposte europee sui “return hubs”, che prevedono decisioni formali di rimpatrio verso Paesi terzi e seguono quindi un modello differente, seppur problematico.

ASGI raccomanda alla Commissione Europea di rivalutare con urgenza la propria posizione e al Governo italiano di sospendere immediatamente i trasferimenti verso l’Albania, in attesa della decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.