Manifesti politici contro richiedenti asilo affissi a Saronno: Lega Nord in tribunale

Il ricorso era stato presentato contro la Lega Nord Saronno ma, all’udienza del 30 novembre 2016, il giudice ha valutato la necessità di chiamare in causa anche la Lega Nord nazionale e la Lega lombarda.

A metà ottobre l’Associazione Studi giuridici sull’immigrazione e il Naga hanno presentato al tribunale civile di Milano un’azione civile contro la discriminazione contro la Lega Nord di Saronno, per l’affissione di manifesti sui quali comparivano le frasi “Saronno non vuole clandestini”; “Renzi e Alfano vogliono mandare a Saronno 32 clandestini”; “Vitto, alloggio e vizi pagati da noi”. 

Le associazioni hanno chiesto al Tribunale “ l’accertamento del carattere discriminatorio e/o molesto ai sensi dell’art. 2 comma 3 D.Lgs. 215/03 e una condanna al risarcimento dei danni conseguenti al comportamento tenuto, oltre alla predisposizione di un piano di rimozione che prevenga il ripetersi in futuro di analoghi episodi ” .

Il ricorso era stato presentato contro la Lega Nord Saronno ma, all’udienza del 30 novembre 2016, il giudice ha valutato la necessità di chiamare in causa anche la Lega Nord nazionale e la Lega lombarda.

La prossima udienza è l’8 febbraio 2017.

L’avvocato delle associazioni che segue il caso è Alberto Guariso, già protagonista a Saronno di una conferenza stampa per presentare l’azione legale:”Niente da obiettare al rinvio deciso dal tribunale, anzi la questione si allarga”. Del resto il legale presentando l’iniziativa aveva più volte ribadito la volontà di suscitare una presa di coscienza. “La nostra base di partenza è che debbano esserci dei limiti anche nel dibattito politico, nel quale non può essere consentito qualsiasi tipo di espressione. Usare certi termini è “discriminazione”, anche sotto la fattispecie delle molestie attribuendo agli stranieri la qualifica di “clandestini”. Quelli che la Prefettura aveva destinato alla struttura di accoglienza di Saronno erano infatti richiedenti asilo. La qualifica di clandestino contraddistingue un comportamento delittuoso nel nostro Paese e quindi attribuirlo ad una persona significa attribuire un comportamento costituente reato. Ecco dunque spiegato perchè, a nostro giudizio, c’è stata diffamazione”. (fonte)

Foto credit: Pixabay

 

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