Fondi UNRRA anche per cittadini stranieri: retromarcia del Ministero dell’Interno

A una mese dalla nostra segnalazione ripristinata la legalità

Con una lettera del 3 luglio 2019 l’ASGI aveva segnalato al Ministero dell’Interno l’illegittimità della Direttiva del 10 aprile 2019 che, a differenza delle precedenti ( si veda le Direttive del 2017 e del 2018), escludeva i cittadini stranieri dai destinatari dei progetti socio-assistenziali rivolti a coloro che si trovano in condizione di marginalità sociale.

Nella lettera l’ASGI contestava al Ministero dell’Interno l’inserimento di un’illegittima clausola contenente la “riserva di cittadinanza” invitandolo a modificare l’avviso.

Tale esclusione, infatti, avrebbe limitato l’intervento assistenziale ai soli cittadini italiani, nonostante la gestione del patrimonio della riserva denominata “Fondo lire UNRRA” – si legge all’art. 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 20 ottobre 1994, n. 755 – debba “svolgersi in modo coerente con i fini di assistenza e riabilitazione assegnati alla riserva dall’accordo tra il governo italiano e l’UNRRA approvato con decreto legislativo 10 aprile 1948, n. 1019, e con gli altri fini indicati dall’ art. 9 della legge 23 dicembre 1993, n. 559 “. E tali interventi “riguardano persone in stato di bisogno e fasce sociali deboli, quali, in particolare, minori, giovani, anziani, persone con handicap, emarginati, famiglie-problema, tossicodipendenti, stranieri, nomadi” .

Con una prima lettera del 16 luglio 2019 il Ministero dell’Interno aveva prorogato il termine per la presentazione dei progetti al 30 luglio 2019 e dichiarando che intendeva indicare il requisito della cittadinanza come “criterio di preferenza” e non come criterio di ammissibilità dei progetti.

ASGI ha replicato con lettera del 17 luglio 2019 sostenendo che tale assurdo “criterio di preferenza” non faceva venire meno il carattere discriminatorio e illegittimo del bando.

Non avendo ricevuto risposta, il 25 luglio 2019 è stato depositato un ricorso avanti il Tribunale di Milano, unitamente alle associazioni NAGA e Avvocati per niente.

Nel frattempo era stata presentata alla Camera dei Deputati un’interrogazione sul punto da parte dell’onorevole Nicola Fratoianni.

In data 30 luglio 2019 senza alcuna spiegazione né un cenno di scuse agli utenti per la ripetuta modifica  delle condizioni, né una formale revoca della Direttiva del 10 aprile 2019,  il Ministero dell’Interno ha pubblicato una nota che contiene una radicale modifica delle condizioni, precisando che i progetti dovranno essere destinati a cittadini italiani e cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno di almeno un anno.

Una vicenda paradossale e significativa del disinteresse presente in parti delle nostre istituzioni sia verso gli elementari principi di buona amministrazione, sia del rispetto della legge, alla quale ci si adegua, sotto la pressione della società civile, ma in modo comunque pasticciato posto che anche il criterio da ultimo indicato esclude illegittimamente quanti hanno un permesso di durata inferiore all’anno, come i richiedenti asilo, mentre nelle precedenti Direttive erano considerati destinatari degli interventi tutti i “soggetti cittadini italiani e stranieri in possesso di regolare titolo di permanenza in Italia” .

Foto di rawpixel da Pixabay

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