Lotta alle discriminazioni in Italia: UNAR, la necessità di un cambio di passo

ASGI esprime profonda preoccupazione per la recente nomina del Direttore generale dell’UNAR, disposta con decreto della Ministra per le pari opportunità Elena Bonetti, attualmente all’esame della Corte dei Conti.

La nomina del dott. Mattia Peradotto, Segretario particolare della Ministra e privo di specifica competenza nel settore della lotta alla discriminazione o più in generale della tutela dei diritti umani, ripropone l’annosa ma cruciale questione della mancanza d’indipendenza dell’Ufficio, dovuta sia a ragioni strutturali sia ad una precisa scelta politica, reiterata dai Governi che si sono succeduti sino ad oggi.

ASGI ha già segnalato in molte occasioni i gravi limiti istituzionali di cui soffre l’UNAR, a causa della mancanza di una effettiva terzietà (l’Ufficio dipende direttamente dal Governo) e di poteri sanzionatori e rimediali nei confronti dei soggetti pubblici o privati che pongono in essere discriminazioni.

L’esistenza di tali limiti rende a maggior ragione imprescindibile che la scelta del personale apicale sia operata con la massima oculatezza, avendo riguardo esclusivamente alla capacità dell’Ufficio di svolgere le sue funzioni in modo indipendente dall’Esecutivo come previsto dall’art. 13 della Direttiva 2000/43/CE in attuazione del quale l’UNAR è stato istituito: criteri che risultano palesemente trascurati nella nomina in oggetto.

Perché è importante

  • L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) non rispetta il principio di indipendenza degli organi nazionali specializzati nella lotta contro il razzismo e l’intolleranza in quanto di diretta emanazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri .
  • La necessità di essere un organo indipendente viene ribadita nell’ultimo rapporto di monitoraggio della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI), istituita dal Consiglio d’Europa, un organo indipendente di monitoraggio in materia di diritti umani specializzato nelle questioni relative al razzismo e all’intolleranza.
  • Secondo il monitoraggio dell’ECRI, in Italia manca anche un Osservatorio nazionale adeguato per raccogliere dati sulle discriminazioni.
  • Le autorità, infatti, non sono sempre in grado di raccogliere i dati sui discorsi dell’odio o su altri episodi o reati motivati dall’odio in modo sistematico e coerente. Una raccolta sistematica di dati dovrebbe essere sviluppata per individuare le varie categorie di motivazioni razziste e le persone coinvolte. Tali dati dovrebbero essere pubblicati regolarmente, con indicazioni sul numero dei procedimenti aperti, le ragioni della mancata incriminazione e gli esiti dei procedimenti giudiziari avviati.




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