Discriminatori i manifesti del PDL e della Lega Nord contro la comunità Rom residente a Pescara

MIGRANTIl Tribunale di Pescara, con sentenza del 25 giugno 2013, ha dichiarato l’illegittimità del comportamento del Popolo delle Libertà e della Lega Nord Abruzzo per avere, con manifesti e comunicati, accomunato i rom ai delinquenti. Gli esponenti locali dei partiti PDL e Lega Nord avevano strumentalizzato l’appartenenza al gruppo sociale dei rom di un giovane protagonista di un triste episodio di delinquenza avvenuto nel comune di Pescara per connotare in negativo l’intera comunità .

Questi episodi di discriminazione razziale, finalizzati a cercare facile consenso popolare, oltre ad essere oltraggiosi per coloro che ne sono vittime, ostacolano il realizzarsi di una possibile convivenza pacifica e prolifera.

L’ASGI e l’Associazione Rom Sinti@Politica Abruzzo esprimono soddisfazione per l’accertamento del carattere discriminatorio di questo tipo di comportamento ribadendo il loro impegno a contrastare simili episodi.

“L’uso strumentale dei discorsi di odio da parte dei partiti politici è gravemente frequente in Italia e puo’ essere contrastato con la promozione di azioni di tutela legale “ affermano gli avv. Daniela Consoli, Michela Manente e Nazzarena Zorzella. “Tuttavia ci auguriamo che questa sentenza sia utile a modificare i toni e i contenuti apertamente ostili nei confronti delle minoranze rom e sinte, troppo spesso presenti nel dibattito politico e che di fatto costituiscono ostacoli alla lotta contro l’emarginazione sociale che l’Italia deve porre in atto in base alle leggi nazionali e alle Convenzioni internazionali che ha sottoscritto e deve rispettare”.

ASGI e l’Associazione Rom Sinti@Politica Abruzzo

L’azione giudiziaria è stata promossa nell’ambito del progetto Antenne territoriali Anti-discriminazioni promosso da ASGI con il sostegno finanziario di Open Society- Fondazione Soros.

“Interessante l’ordinanza del tribunale di Pescara perchè costituisce uno dei pochi casi in Italia in cui forme di propaganda politica sono stati considerati atti di molestia razziale. Tuttavia, la parte in cui viene negato il risarcimento del danno certamente appare controversa, in quanto finisce in sostanza per lasciare senza alcuna sanzione un atto discriminatorio di indubbia gravità. Di conseguenza, la decisione del giudice –sebbene segua un filone giurisprudenziale maggioritario e fondato sulla concezione del ‘danno-conseguenza’, sottoposto al principio dell’onere probatorio, mal si concilia con il sistema delle sanzioni previsto dalla direttiva europea 2000/43, che contempla anche il criterio della dissuasività. Di recente, segnalo la sentenza della Corte di Giustizia europea nel caso Accept contro Romania, 25 aprile 2013 causa C-81/12, nella quale la Corte –con riferimento all’analogo principio contenuto nella direttiva 2000/78- ha chiaramente affermato che “la severità delle sanzioni deve essere adeguata alla gravità delle violazioni che esse reprimono e comportare, in particolare, un effetto realmente deterrente”, per cui “una sanzione meramente simbolica non può essere considerata compatibile con un’attuazione corretta ed efficace della direttiva n. 2000/78”. (paragrafi 63 e 64).”

Walter Citti, Servizio Antidiscriminazione  dell’ ASGI

Approfondimento

Secondo quanto stabilito dalla “Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale” adottata e ratificata dall’Assemblea Generale ONU il 21 dicembre 1965, ratificata dall’Italia con L. 13 ottobre 1975, n. 654 è fatto obbligo a ciascuno Stato di contrastare la diffusione di pregiudizi basati su caratteristiche razziali o etniche. In particolare l’art 7 stabilisce che: “Gli Stati contraenti si impegnano ad adottare immediate ed efficaci misure, in particolare nei campi dell’insegnamento, dell’educazione, della cultura e dell’informazione, per lottare contro i pregiudizi che portano alla discriminazione razziale e a favorire la comprensione, la tolleranza e l’amicizia tra le Nazioni ed i gruppi razziali ed etnici, nonché a promuovere gli scopi ed i principi dello Statuto delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, e della presente Convenzione”.

Il Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (CERD), il 9 marzo 2012, ha raccomandato all’Italia: “di assicurarsi che i media non stigmatizzino né usino stereotipo negativi e non prendano di mira i non-cittadini e le minoranze etniche. Il Comitato incoraggia lo Stato parte a invitare i media a rispettare rigorosamente la Carta di Roma, al fine di evitare un linguaggio razzista, discriminatorio o influenzato da pregiudizi.

Nel rapporto Annuale 2013 sulla situazione dei Diritti umani nel mondo a cura di Amnesty International viene raccolto quanto accaduto a Pescara nel maggio 2012, tra spedizioni punitive e cortei cittadini anti – rom,  qui raccontato da Luigi Riccio per CorriereImmigrazione

COSA FA IL SERVIZIO ANTIDISCRIMINAZIONE DELL’ASGI

Il servizio antidiscriminazioni dell’ASGI e’ attivo da diversi anni per monitorare le discriminazioni istituzionali a danno dei cittadini immigrati e realizzare strategie di contrasto mediante l’assistenza e  la consulenza legale e la promozione di apposite cause giudiziarie. Attraverso diverse “Antenne antidiscriminazione” diffuse sul territorio italiano, uno staff di esperti ( avvocati, consulenti) esamina le richieste che giungono attraverso il proprio monitoraggio o da singoli ( associazioni, individui, ecc) e si attiva per mettere fine le segnalazioni ritenute illegittime rispetto alle norme nazionali e internazionali vigenti in tema di diritto antidiscriminatorio.

Per maggiori informazioni visita il sito di documentazione dell’ASGI alla sezione Antidiscriminazione

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