ASGI: Solidarietà ad Armita Abbasi e condanna della repressione in Iran

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L’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione si associa alla condanna già espressa da numerosi organismi della società civile ed istituzioni nei confronti della violenta repressione in atto in Iran, delle manifestazioni di protesta conseguenti alla morte di Mahsa Amini, che ormai da mesi attraversano il paese. Dall’inizio delle proteste, nel mese di settembre 2022, sono stati uccisi 525 manifestanti, di cui ben 71 minori. Circa 5mila persone sono state arrestate ma il numero delle persone “scomparse” è di gran lunga superiore. Sono stati almeno 45 gli avvocati arrestati, alcuni dei quali ancora in detenzione.

I manifestanti vengono sottoposti a processi sommari, privi di una reale difesa, e almeno una ventina sono stati già condannati a morte.

In questo contesto si colloca in data 29.01.2023 il processo di Armita Abbasi, una giovanissima manifestante arrestata il 10 ottobre 2022, con l’accusa di essere una leader delle proteste contro il regime iraniano, i cui avvocati sono stai costretti a rinunciare all’incarico, in quanto è stato loro impedito di incontrarla in carcere. Armita Abbasi, che secondo quanto documentato da un report della CNN ha già subito in carcere numerose violenze e torture, rischia la pena di morte per le accuse di cui dovrà rispondere in tribunale.

Non è stato neppure chiarito effettivamente quali siano le accuse contro la giovane Armita, ma generalmente, ad altre persone arrestate è stata contestata l’appartenenza alla categoria dei “rivoltosi” per i quali sono previste due fattispecie di reato, di stretta derivazione coranica, che prevedono per coloro che combattono Iddio e il suo profeta anche la pena di morte.

L’art. 282 del codice penale iraniano prevede che il giudice abbia una discrezionalità assoluta e non debba motivare la sua decisione, la quale può essere impugnata solo per vizi formali.

Il sistema giuridico iraniano tuttavia non consente minimamente agli indagati di poter accedere ad un giusto processo, gli avvocati vengono inseriti in un elenco di pochi scelti dal regime, non possono incontrare gli imputati da soli ma sempre alla presenza del procuratore della repubblica ed hanno accesso solo a sommari strumenti di difesa. I processi si svolgono davanti a corti speciali ad hoc per la repressione dei reati commessi dai “rivoltosi” per l’applicazione della giustizia in nome di Dio.

Non vi è dubbio, che nel contesto sopra descritto, qualunque decisione sia arbitraria e adottata in violazione dei diritti umani fondamentali nonché delle norme internazionali che garantiscono l’accesso ad un giusto processo e al diritto di difesa.

Con il presente comunicato dunque ASGI esprime la sua totale condanna nei confronti dei comportamenti repressivi attuati dal regime iraniano contro i manifestanti, gli avvocati e le organizzazioni della società civile nonché contro tutti i comportamenti discriminatori nei confronti delle donne, le persone LGBT e le minoranze e allo stesso tempo ribadisce la sua totale solidarietà nei confronti di Armita Abbasi, alla quale deve essere garantito un giusto processo e un effettivo accesso alla difesa.

Si veda:

Foto: Solidarity with the people of Iran – Wikipedia

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