Tribunale di Brescia, ordinanza del 9 ottobre 2015

Costituisce discriminazione il comportamento dell’INPS che non consente il computo  nel nucleo familiare del cittadino straniero lungosoggiornante –   ai fini del pagamento del relativo assegno – dei familiari residenti all’estero, mentre ne consente li computo per il cittadino   italiano; tale disparità di trattamento, benché prevista dall’art. 2, comma 6, L. 153/88, è in contrasto con il principio sovraordinato di parità tra italiani e stranieri lungosoggiornanti contenuto nell’art. 11 Direttiva 109/2003, principio   che, benché suscettibile  di limitazione da parte degli Stati membri alle sole prestazioni essenziali, non è stato limitato dal legislatore italiano in sede di recepimento, non potendo rilevare a tal fine le norme che, prima dell’entrata in vigore della direttiva, prevedevano trattamenti differenziati. E’ conseguentemente illegittima e discriminatoria anche la sanzione disciplinare di due giorni di sospensione comminata dal datore di lavoro al lavoratore per avere inserito nella sua richiesta di assegni il familiare residente all’estero  

Prestazioni sociali – assegno “ordinario” per il nucleo familiare – familiari residenti all’estero – computo nel nucleo familiare – art. 2, comma 6, L. 153/88 – differenza di trattamento tra italiani e stranieri lungosoggiornanti – violazione dell’art. 11 Direttiva 109/2003 – discriminazione – sussiste – diritto dello straniero al computo dei familiari residenti all’estero – sussiste – sanzione disciplinare comminata al lavoratore per avere inserito nella richiesta il familiare residente all’estero – illegittimità

Ordinanza: Tribunale di Brescia, ordinanza del 9.10.2015, est. Pipponzi, XXX (avv.ti Guariso e Neri) c. Coram Europe s.r.l (avv. Sorlini)