Corte d’Appello di Genova, sentenza 26 agosto 2020

Sono discriminatorie nei confronti di persone di nazionalità di paesi del Terzo Mondo raggruppati con l’indicazione di tre Continenti – e dunque violano gli artt. 2 e 43 TU Immigrazione – le ordinanze sindacali che, correlando automaticamente l’insorgere di malattie infettive all’origine etnica e alla provenienza geografica dei soggetti, vincolano il diritto di dimora degli stessi all’interno del Comune alla presentazione di un certificato sanitario che accerti che una persona in quel momento sicuramente non stia incubando una malattia infettiva o non sia un portatore sano o asintomatico.

Circolare del Ministero dell’Interno del 14 agosto 2020, n. 10

D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, in legge 1° dicembre 2018, n.132 – Art. 13 (Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica) - Sentenza della Corte Costituzionale n. 186 del 9 luglio 2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 1^ Serie Speciale n. 32 del 5 agosto 2020 – Richiedenti protezione internazionale – Domanda di iscrizione anagrafica.

Corte Costituzionale, sentenza del 31 luglio 2020, n. 186

E’ costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 3 Cost., l’art. 4, comma 1-bis Dlgs 18.8.2015 n. 142, come introdotto dall’art. 13, comma 1 , lett.a) n. 2 DL 4.10.2018 n. 113 conv. in L. 1.12.2018 n. 132 in quanto il divieto di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo, ivi previsto, è irragionevole rispetto alle finalità che il DL 113/18 si propone e viola la pari dignità sociale dello straniero garantita dall’art. 3 Cost. Conseguentemente sono incostituzionali anche le altre disposizioni contenute nell’ art. 13 del DL 113/2018, essendo strettamente connesse alla predetta disposizione.

Tribunale di Milano, ordinanza 28 luglio 2020

La Direttiva del Ministero dell’Interno del 10 aprile 2019 e il conseguente Avviso pubblico emanato il 12 giugno 2019 costituiscono discriminazione per motivi di nazionalità nella parte in cui prevedevano, con riferimento all’anno 2019, che i proventi della gestione del patrimonio della Riserva Fondi UNRRA, pari ad € 1.800.000,00, fossero destinati con carattere prioritario a progetti socio assistenziali aventi come destinatari cittadini italiani in condizione di marginalità sociale, anziché essere estesa anche ai soggetti ad essi equiparati anche ai sensi dell’art.41 del D.l.vo n.286 del 25 luglio 1998 e, cioè, agli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno nonché ai minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno;

Tribunale di Milano, ordinanza 27 luglio 2020

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dalla Regione Lombardia consistente nell’aver emanato il regolamento regionale 4.8.2017 n. 4 nelle parti in cui prevede: a) all’art. 7, comma 1, lettera d) l’esclusione dal sistema abitativo pubblico dello straniero titolare del permesso per protezione internazionale e dello straniero titolare del permesso umanitario, ex art. 5, comma 6 D.Lgs. 286/1998 e del permesso per “casi speciali”, qualora questi abbia la titolarità di diritti di proprietà o di altri diritti reali di godimento su beni immobili siti nel paese di provenienza;

Circolare del Ministero dell’Interno e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 24 luglio 2020, n. 2399

Decreto legge 19 maggio 2020 n. 34, convertito nella legge 17 luglio 2020, n.77, recante “Misure urgenti in materia di salute, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, Art. 103 “Emersione di rapporti di lavoro”. Decreto del Ministro dell’Interno di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministro delle...

Tribunale di Alessandria, ordinanza 18 luglio 2020

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dal Comune di Alessandria consistente nell'aver negato il diritto alla indennità di maternità di base ex art. 74 d.lgs. 151/01 alla madre di cittadinanza extra UE coniugata con cittadino italiano che, al momento della nascita del bambino non è formalmente residente ma lo è invece al momento della domanda, essendo sufficiente la residenza della madre in Italia al momento della domanda; l'assegno spetta inoltre alla richiedente in quanto familiare di cittadino UE, essendo tutelata dall'art. 19 comma 4 d.lgs. 30/07, anche se non aveva ancora ottenuto la carta di soggiorno di familiare extra UE di cittadino UE, si trovava comunque nelle condizioni sostanziali per avere diritto a tale permesso.

Corte di Appello di Milano, sentenza del 29 giugno 2020, n. 1819

Secondo la Corte di Appello di Milano sussistono apprezzabili ragioni per riconoscere ad un cittadino proveniente dalla Nigeria la protezione umanitaria che si concretizza in un permesso di natura residuale concedibile a favore di persone per Ie quali, pur non potendo riconoscere loro to status di rifugiato, né rilevando elementi che consentano di attribuire la protezione sussidiaria, un rinvio nel paese d’origine comporterebbe la perdita di rilevanti opportunitâ sotto un profilo etico-giuridico.Ormai proiettato verso stili di vita inconciliabili con quelli che ha abbandonato, pur non essendo emersi elementi sufficienti per ritenere sussistente un pericolo di danno grave ai sensi dell’art. 14, lettera c), D.Lgs. 251/07, come sopra delineato, potrebbe subire ripercussioni dannose in caso rimpatrio e tanto induce a riconoscere, in riforma dell’impugnata ordinanza, un permesso per ragioni umanitarie ex art. 5, comma 6, D.is. Z86/1998.

Corte di giustizia, IV sezione, sentenza del 25 giugno 2020, nella causa C-36/20

Le autorità giurisdizionali che devono pronunciarsi sul trattenimento di un cittadino di un Paese terzo in situazione irregolare possono ricevere una domanda di protezione internazionale e devono informare l’interessato delle modalità concrete di inoltro di una siffatta domanda. Si ringrazia Daniela De Rosai per la segnalazione. Corte di giustizia, sentenza del 25 giugno 2020, nella causa...

Corte europea per i diritti umani, sentenza del 25 giugno 2020, domanda n. 60561/14

La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto, all’unanimità, che c’é stata una violazione dell’articolo 4 (“nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato od obbligatorio”) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha chiarito che il concetto di tratta di...

Tribunale di Arezzo, sentenza 23 giugno 2020

Sussiste il diritto a percepire l'assegno di invalidità del cittadino extra UE in possesso del permesso di soggiorno per cure mediche della durata di sei mesi trattandosi quest'ultimo di titolo di soggiorno non occasionale o di breve durata secondo l'accezione resa dalla stessa normativa nazionale di cui all'art. 4 comma 4 d.lgs. 286/98 e in quanto la provvidenza dell'assegno di invalidità non può essere vincolata -secondo la sentenza della Corte Costituzionale n. 187/2010 alla Carta di soggiorno di durata annuale.
Numero dei documenti:

Corte di Cassazione, sezione VI civile, sentenza 29 maggio – 25 giugno 2012, n. 10546

La Corte di Cassazione accoglie il riicorso di un cittadino straniero, annullando la sentenza della  Corte di Appello di Roma che aveva rigettato la richiesat di riesame di protezione internazionale in quanto manca l’avviso art. 7 L.241/90 del rigetto della domanda di asilo .La Corte rileva, infatti, che l’iniziativa officiosa e “collaborativa” del giudice che disamini una disattesa domanda di protezione internazionale, ben può essere negata le volte in cui le prospettazioni documentali ed orali del richiedente protezione siano di tale implausibilità da rendere inutile l’iniziativa stessa, ma non può essere negata le volte in cui il richiedente protezione, per violazione della norma su procedimento, non abbia potuto ragionevolmente formulare alcuna produzione o deduzione, vieppiù se tale omissione neanche sia stata emendata con la proposizione dei fatti in sede di audizione innanzi al giudice (neanche tale audizione essendo stata disposta).
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
…..
ha pronunciato la seguente:

ordinanza
sul ricorso iscritto al n. 27858 del R.G. anno 2011
proposto da:
G.M.A. domiciliato in ROMA, Via Valadier 39 presso l’avv. PRECENZANO Francesco con l’Avvocato Angela Rita Forte del Foro
di Cosenza che lo rappresenta e difende per procura a margine del ricorso;
-ricorrente-
contro
Ministero dell’Interno, dom.to in Roma Via dei Portoghesi 12 presso
l’Avvocatura Generale dello Stato che lo rappresenta e difende per
legge;
-controricorrente-
avverso la sentenza 15.07.2011 della Corte di Appello di Roma; udita la relazione della causa svolta nella c.d.c. del 29.05.2012 dal Consigliere Dott. Luigi MACIOCE; presente il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Pasquale Figiani.

Fatto
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
G.M.A., cittadino del (OMISSIS), giunto sul territorio italiano il 21.11.2008 richiese la protezione internazionale sull’assunto di essere di confessione musulmana ed appartenente alla etnia (OMISSIS), invisa al predominante gruppo etnico dei (OMISSIS), e di essere stato gravemente vessato, minacciato e quindi espulso perchè perseguitato da un esponente del gruppo dominante anche per le sue attenzioni dimostrate verso la figlia di costui. Ristretto nel Centro di (OMISSIS) ed ascoltato dalla Commissione Territoriale di Roma il 25.2.2009, il G. si vide respingere tutte le domande e propose quindi ricorso al Tribunale di Roma, chiedendo il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria o infine del diritto al rilascio di un permesso umanitario. Il Tribunale con sentenza 19.4.2010 respinse il ricorso ed il G. propose tempestivo reclamo innanzi alla Corte di Roma, rinnovando la richiesta di audizione personale, l’istanza di assunzione di informazioni, la richiesta di eventuale CTU, ma la Corte adita, con sentenza 15.7.2011, ha rigettato il reclamo affermando, per quel che rileva, che al procedimento non era applicabile la L. n. 241 del 1990, art. 7, e che nel merito andava condivisa la valutazione negativa fatta dal primo giudice, essendo stata sottoposta una vicenda soltanto personale e non essendo stati allegati dati e fatti sulla pretesa conflittualità tra etnie (OMISSIS) in grado di giustificare il ricorso alle iniziative istruttorie officiose della Corte stessa.
Per la cassazione di tale sentenza il G. ha proposto ricorso notificato il 10.11.2011 con tre motivi ai quali ha resistito l’Amministrazione dell’Interno con controricorso del 14.12.2011.
Il Presidente ha fissato udienza al 29.5.2012 disponendo che la cancelleria provvedesse alle notifiche D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35, comma 14.
Diritto
MOTIVI DELLA DECISIONE
Devesi in primo luogo ritenere tempestivo il deposito del ricorso. Ed infatti a danno del ricorrente non può operare il termine di decadenza di 30 giorni dalla notifica della sentenza di appello di cui al vigente D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, comma 14 (sentenza notificata l’8.9.2011 e ricorso depositato, dopo la indebita notifica, il 30.11.2011): posto che la sentenza 15.7.2011 è stata bensì notificata a cura della cancelleria ma non nel suo testo integrale ma solo nella pagina 3, contenente il dispositivo, non è stato rispettato il sopra richiamato termine di legge e la difforme attività notificatoria è da ritenersi inidonea a far decorrere il termine breve de quo (Cass. 10204 del 2011), con la conseguenza della piena applicazione del termine annuale residualmente operante.
Primo motivo; lamenta la mancata applicazione, per erronea esclusione del suo richiamo, della L. n. 241 del 1990, art. 7. La censura è fondata. E’ esatto l’assunto per i quale l’art. 7, dovesse trovare applicazione nella definizione della domanda d protezione essendo chiaro il richiamo espresso operato ad esso del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 18. E’ quindi errata la negatoria della sua applicazione affermata dalla Corte di merito. Ma la conseguenza non è la nullità del provvedimento per carenza di requisito formale ma la invalidità di una decisione che abbia puramente e semplicemente “accettato” la acquisizione procedimentale lesiva di diritti della difesa: il vizio di omesso avviso, in realtà, rifluisce sul diritto alla difesa (come affermato, per la non dissimile ipotesi dell’obbligo di procedere alla traduzione degli atti nei corso del procedimento di protezione, da Cass. 26480 e 24544 del 2011). Nella specie il ricorso è del tutto autosufficiente nell’affermare che avrebbe potuto, ove avvisato, produrre alla C.T. documentazione di rilievo, proprio quella documentazione che a pag. 3 della sentenza di appello si afferma non essere reperibile in atti.
Secondo motivo: lamenta la sommaria valutazione di carenza di allegazioni sufficienti a fondare l’iniziativa officiosa. La censura va collegata a quella di cui sopra e va fatta applicazione dei principi posti dalle SU. 27310 del 2008 e da Cass. 10202 del 2011 e 17576-26056 del 2010. In questo quadro il motivo è da considerarsi fondato, posto che l’iniziativa officiosa e “collaborativa” del giudice che disamini una disattesa domanda di protezione internazionale, ben può essere negata le volte in cui le prospettazioni documentali ed orali del richiedente protezione siano di tale implausibilità da rendere inutile l’iniziativa stessa, ma non può essere negata le volte in cui il richiedente protezione, per violazione della norma su procedimento di cui al precedente motivo, non abbia potuto ragionevolmente formulare alcuna produzione o deduzione, vieppiù se tale omissione neanche sia stata emendata con la proposizione dei fatti in sede di audizione innanzi al giudice (neanche tale audizione essendo stata disposta).
Terzo motivo: esso denunzia ut supra la illogicità della motivazione e, per quanto di ragione, deve essere accolto.
Si cassa l’impugnata sentenza e si rinvia allo stesso Ufficio perchè – dando ingresso ed esaminando le allegazioni e deduzioni dell’interessato precluse dalla violazione commessa innanzi alla Commissione Territoriale e se del caso avvalendosi dei suoi poteri informativi – formuli nuova valutazione e conclusivamente regoli anche le spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
Accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza in relazione ai motivi accolti e rinvia – anche per le spese – alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 29 maggio 2012.
Depositato in Cancelleria il 25 giugno 2012
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