Corte d’appello di Cagliari, I sezione civile, sentenza del 4 maggio 2016

L’evoluzione della situazione in tutto il Mali successiva al provvedimento di primo grado, determinata dal permanere di scontri armati e dall’incremento di attività terroristiche, come risulta dalla posizione UHNCR dell’aprile 2016, dalla proroga dello stato di emergenza fino al 15.7.2016 e da varie notizie di attentati, fanno ritenere sussistente una situazione di violenza indiscriminata in tutto il Paese e non solo nella zona settentrionale, di qui il riconoscimento della protezione sussidiaria.

 

Protezione internazionale – cittadino maliano (centro sud) – appello – domanda di protezione sussidiaria – erronea distinzione tra nord e sud del Mali quanto a sussistenza di violenza generalizzata – mutamento in senso deteriore delle condizioni generali del Mali in epoca successiva alla decisione di primo grado – minaccia grave ex art. 14, lett.c), D.Lgs 25/2008 – sussistenza

 

Corte d’appello di Cagliari, sez. I civ. sentenza 4.5.2016, est. Marogna, XXX (avv. Randaccio) c. Ministero dell’interno e Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma

 


Breve commento dell’avv. Dario Belluccio

Deve essere riconosciuta la protezione sussidiaria ai sensi della lettera c) dell’art. 14 del d.lgs. 25/08 al cittadino del Mali, pur proveniente da zone del centro – sud del Paese.

In base alla pronuncia della Corte di Appello di Cagliari, risulta che le Autorità del Mali hanno prorogato fino al 15 luglio 2016 lo stato di emergenza scaduto lo scorso 31 marzo a causa dell’elevato rischio terroristico nel Paese, coinvolgente operatori umanitari, militari, turistici e la popolazione civile, per la presenza stabile di gruppi terroristici, alcuni di matrice jihadista.

L’incapacità delle forze governative locali di gestire il territorio e, nel contempo, di fronteggiare la violenza indiscriminata posta in essere dai gruppi armati e dalle forze jihadiste, comportano l’impossibilità di garantire un controllo ed una sicurezza sociale per i civili.

Le indiscusse gravi violenze subite dai civili maliani sono ricomprese nella nozione di minaccia di subire un danno grave di cui al punto c) dell’art. 14 del d.lgs. 25/08.

Risulta ininfluente ai fini del decidere la scarsa credibilità dell’impugnante quanto alla narrazione della sua vicenda personale, non essendo stata messa in discussione la sua provenienza dal Mali, ma solo quella dalla zona Nord.

La situazione di profondo disordine socio-politico e di incapacità di gestione del territorio da parte del governo, che permette ai molteplici gruppi armati di perpetrare violenze, sia ai civili, sia alle forze cd. di peacekeeper, anche nella zona centro – meridionale del Mali, comporta, pertanto, l’accoglimento dell’appello.