Tribunale di Trento, ordinanza 29 settembre 2020

Il requisito di 10 anni di residenza nello Stato previsto dagli artt. 5 co. 2 bis e 3 co. 2 bis L.P. Trento n. 15/2005 per l’accesso alle graduatorie per gli alloggi pubblici e per il contributo al pagamento dei canoni è illegittimo perché contrasta con il principio della parità di trattamento tra soggiornanti di lungo periodo e cittadini italiani previsto dall’ art. 11 co. 1 lett. f) e lett. d) Direttiva 2003/109/CE. Poiché detta norma di diritto dell’Unione è precisa e incondizionata la Provincia è tenuta a disapplicare la legge provinciale e a modificare il Regolamento che ribadisce il requisito, consentendo l’accesso agli alloggi e al contributo a tutti gli stranieri titolari del permesso di lungo periodo indipendentemente dalla durata del pregresso soggiorno in Italia. A tal fine la Provincia è anche tenuta a riaprire i termini di presentazione delle domande relative agli eventuali alloggi pubblici non ancora assegnati relativamente all'anno 2019, nonché a dare informazione al pubblico dell'intervenuta modifica mediante pubblicazione dell'ordinanza sulla home page del sito istituzionale (nella specie il giudice ha anche condannato la provincia a pagare 50 euro al giorno per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della condanna)

Corte d’Appello di Genova, sentenza 26 agosto 2020

Sono discriminatorie nei confronti di persone di nazionalità di paesi del Terzo Mondo raggruppati con l’indicazione di tre Continenti – e dunque violano gli artt. 2 e 43 TU Immigrazione – le ordinanze sindacali che, correlando automaticamente l’insorgere di malattie infettive all’origine etnica e alla provenienza geografica dei soggetti, vincolano il diritto di dimora degli stessi all’interno del Comune alla presentazione di un certificato sanitario che accerti che una persona in quel momento sicuramente non stia incubando una malattia infettiva o non sia un portatore sano o asintomatico.

Circolare del Ministero dell’Interno del 14 agosto 2020, n. 10

D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, in legge 1° dicembre 2018, n.132 – Art. 13 (Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica) - Sentenza della Corte Costituzionale n. 186 del 9 luglio 2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 1^ Serie Speciale n. 32 del 5 agosto 2020 – Richiedenti protezione internazionale – Domanda di iscrizione anagrafica.

Corte Costituzionale, sentenza del 31 luglio 2020, n. 186

E’ costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 3 Cost., l’art. 4, comma 1-bis Dlgs 18.8.2015 n. 142, come introdotto dall’art. 13, comma 1 , lett.a) n. 2 DL 4.10.2018 n. 113 conv. in L. 1.12.2018 n. 132 in quanto il divieto di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo, ivi previsto, è irragionevole rispetto alle finalità che il DL 113/18 si propone e viola la pari dignità sociale dello straniero garantita dall’art. 3 Cost. Conseguentemente sono incostituzionali anche le altre disposizioni contenute nell’ art. 13 del DL 113/2018, essendo strettamente connesse alla predetta disposizione.

Tribunale di Milano, ordinanza 28 luglio 2020

La Direttiva del Ministero dell’Interno del 10 aprile 2019 e il conseguente Avviso pubblico emanato il 12 giugno 2019 costituiscono discriminazione per motivi di nazionalità nella parte in cui prevedevano, con riferimento all’anno 2019, che i proventi della gestione del patrimonio della Riserva Fondi UNRRA, pari ad € 1.800.000,00, fossero destinati con carattere prioritario a progetti socio assistenziali aventi come destinatari cittadini italiani in condizione di marginalità sociale, anziché essere estesa anche ai soggetti ad essi equiparati anche ai sensi dell’art.41 del D.l.vo n.286 del 25 luglio 1998 e, cioè, agli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno nonché ai minori iscritti nella loro carta di soggiorno o nel loro permesso di soggiorno;

Tribunale di Milano, ordinanza 27 luglio 2020

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dalla Regione Lombardia consistente nell’aver emanato il regolamento regionale 4.8.2017 n. 4 nelle parti in cui prevede: a) all’art. 7, comma 1, lettera d) l’esclusione dal sistema abitativo pubblico dello straniero titolare del permesso per protezione internazionale e dello straniero titolare del permesso umanitario, ex art. 5, comma 6 D.Lgs. 286/1998 e del permesso per “casi speciali”, qualora questi abbia la titolarità di diritti di proprietà o di altri diritti reali di godimento su beni immobili siti nel paese di provenienza;

Circolare del Ministero dell’Interno e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 24 luglio 2020, n. 2399

Decreto legge 19 maggio 2020 n. 34, convertito nella legge 17 luglio 2020, n.77, recante “Misure urgenti in materia di salute, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, Art. 103 “Emersione di rapporti di lavoro”. Decreto del Ministro dell’Interno di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministro delle...

Tribunale di Alessandria, ordinanza 18 luglio 2020

Costituisce discriminazione la condotta tenuta dal Comune di Alessandria consistente nell'aver negato il diritto alla indennità di maternità di base ex art. 74 d.lgs. 151/01 alla madre di cittadinanza extra UE coniugata con cittadino italiano che, al momento della nascita del bambino non è formalmente residente ma lo è invece al momento della domanda, essendo sufficiente la residenza della madre in Italia al momento della domanda; l'assegno spetta inoltre alla richiedente in quanto familiare di cittadino UE, essendo tutelata dall'art. 19 comma 4 d.lgs. 30/07, anche se non aveva ancora ottenuto la carta di soggiorno di familiare extra UE di cittadino UE, si trovava comunque nelle condizioni sostanziali per avere diritto a tale permesso.

Corte di Appello di Milano, sentenza del 29 giugno 2020, n. 1819

Secondo la Corte di Appello di Milano sussistono apprezzabili ragioni per riconoscere ad un cittadino proveniente dalla Nigeria la protezione umanitaria che si concretizza in un permesso di natura residuale concedibile a favore di persone per Ie quali, pur non potendo riconoscere loro to status di rifugiato, né rilevando elementi che consentano di attribuire la protezione sussidiaria, un rinvio nel paese d’origine comporterebbe la perdita di rilevanti opportunitâ sotto un profilo etico-giuridico.Ormai proiettato verso stili di vita inconciliabili con quelli che ha abbandonato, pur non essendo emersi elementi sufficienti per ritenere sussistente un pericolo di danno grave ai sensi dell’art. 14, lettera c), D.Lgs. 251/07, come sopra delineato, potrebbe subire ripercussioni dannose in caso rimpatrio e tanto induce a riconoscere, in riforma dell’impugnata ordinanza, un permesso per ragioni umanitarie ex art. 5, comma 6, D.is. Z86/1998.

Corte di giustizia, IV sezione, sentenza del 25 giugno 2020, nella causa C-36/20

Le autorità giurisdizionali che devono pronunciarsi sul trattenimento di un cittadino di un Paese terzo in situazione irregolare possono ricevere una domanda di protezione internazionale e devono informare l’interessato delle modalità concrete di inoltro di una siffatta domanda. Si ringrazia Daniela De Rosai per la segnalazione. Corte di giustizia, sentenza del 25 giugno 2020, nella causa...

Corte europea per i diritti umani, sentenza del 25 giugno 2020, domanda n. 60561/14

La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto, all’unanimità, che c’é stata una violazione dell’articolo 4 (“nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato od obbligatorio”) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha chiarito che il concetto di tratta di...
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Circolare del Ministero dell’Interno – Commissione Nazionale Asilo del dicembre 2019

Sentenze Corte di Cassazione SS.UU. nn. 29459, 29460/19, 29461 del 13.11.2019 in materia di disciplina applicabile alle domande di riconoscimento della protezione umanitaria presentate prima dell’entrata in vigore del decreto-legge n.113/2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132/2018

 

La Corte di Cassazione, Sez. Unite civili, con Sentenze n. 29459, n. 29460 e n. 29461, del 13 novembre scorso, ha esaminato, tra l’altro, il regime intertemporale dei permessi umanitari a seguito delle modifiche introdotte dal decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 dicembre 2018, n. 132.

Le Sezioni Unite, confermando l’orientamento maggioritario assunto dalla stessa Corte (cfr.. per tutte, la sentenza 4 febbraio 2019, n. 48909) sulla irretroattività delle disposizioni del citato decreto-legge in materia di tutela umanitaria, hanno stabilito che i presupposti per il riconoscimento del permesso umanitario vanno accertati sulla base della disciplina esistente al momento della presentazione della domanda che, com’è noto si perfeziona con la formalizzazione del modulo C3). Conseguentemente, alle domande presentate prima dell’entrata in vigore delle nuove norme (5 ottobre 2018) si applica il regime antecedente, previsto originariamente dall’articolo 5, comma 6 del T.U. dell’immigrazione.

L’orientamento della Suprema Corte si estende, dunque, a tutte le domande antecedenti al 5.10.2018, sia a quelle non ancora decise, sia a quelle già valutate negativamente dalle Commissioni territoriali.

LAvvocatura Generale dello Stato, interpellata da questa Amministrazione, nel parere reso in data 11 dicembre u.s., ha sottolineato che per le domande di protezione presentate anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legge il paradigma legislativo di riferimento ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per casi speciali, di cui allarticolo 1. comma 9, del D.L. n. 123/2018, dovrà necessariamente essere lart. 5, comma 6 del D.lgs. n.286 del 1998, nella formulazione precedente alla novella

Relativamente al meccanismo procedurale per l’esame delle istanze di protezione presentate a seguito dei dinieghi adottati dalle Commissioni Territoriali, la medesima Avvocatura ha ritenuto che lesercizio del potere di riesame possa essere attivato a fronte di una esplicita richiesta dei soggetti interessati, precisando che Sebbene non possa riscontrarsi in via generale né tantomeno in materia di protezione internazionale ed umanitaria alcun obbligo per l’Amministrazione di pronunciarsi su un’istanza diretta a sollecitare l’esercizio del potere di riesame, la facoltà di riesame dell’Autorità amministrativa trova il suo generale referente normativo nell’art. 21-nonies della L. n. 241/1990 e nel più generale principio del buon andamento della pubblica Amministrazione di cui all’art. 97 della Costituzione. Infatti sempreché vi sia un interesse attuale dell’interessato, manifestato con un’apposita istanza, il concreto esercizio dell’attività di riesame andrebbe effettuato nell’ottica di risolvere controversie, attuali o potenziali, relative a provvedimenti di diniego della protezione umanitaria, qualora gli stessi stano stati pronunciati in evidente contrasto con i principi di diritto intertemporale recentemente enunciati dalla Suprema Corte” .

Sulla verifica dei requisiti per il riconoscimento della protezione umanitaria, l’Avvocatura ha altresì evidenziato come la Suprema Corte abbia confermato l’orientamento già espresso in precedenza (cfr., per tutte, la sentenza n. 4455/2018) sullinsufficienza del parametro dellintegrazione socio lavorativa dello straniero irregolare, che di per sé solo non può giustificare la concessione della protezione : il quid pluris è rappresentato dal fatto che non ritenuta sufficiente la mera allegazione di una situazione di generale e non specifica compromissione dei diritti umani nel Paese di provenienza, dovendo, la temuta violazione dei diritti umani necessariamente correlarsi alla vicenda personale del richiedente, non potendo altrimenti legittimare il rilascio del titolo

Atteso il rilevante valore nomofilattico delle decisioni, le SS.LL. vorranno applicare i suddetti principi di diritto ai casi pendenti presso codesti Collegi territoriali.

Si fa, in ogni caso, riserva di formulare eventuali, ulteriori indirizzi interpretativi ove ciò si rendesse necessario all’esito della fase attuativa dellesaminato impianto interpretativo.

Sandra Sarti 

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