Grave e persistente condizione di degrado nel CIE di Gradisca d’Isonzo: urge chiusura immediata

Dopo il ferimento del centro di due stranieri, l’ASGI chiede con forza al Ministero dell’Interno l’immediata chiusura della struttura.

La situazione complessiva del CIE di Gradisca d’Isonzo, emersa nel corso delle ultime visite condotte tra luglio e agosto, condotte anche da rappresentanti ASGI, è risultata estremamente grave e i fatti delle ultime ore, con il ferimento di due stranieri caduti dal tetto, confermano i rischi che comporta il perdurare della privazione nell’accesso ad alcuni diritti fondamentali.

In particolare risulta mancare il rispetto di quanto previsto dai pure scarni e generici strumenti normativi che regolano i diritti fondamentali delle persone trattenute.

In particolare l’art. 21 del DPR 394/199 e la Direttiva generale in materia di centri di permanenza temporanea ed assistenza del Ministero dell’interno sull’organizzazione dei CIE  prevedono che gli stessi vadano concepiti e concretamente gestiti “in modo tale che gli stessi pur garantendo il non allontanamento degli stranieri, non comportino alcun ulteriore affievolimento dei diritti della persona trattenuta”.

Diversamente, i trattenuti nel CIE di Gradisca si trovano da lunghissimo tempo in una condizione di totale privazione nell’accesso ad alcuni diritti fondamentali.

Solo tra gli aspetti più evidenti si ricorda che :

– è vietato l’uso di cellulari;
– nel centro non è possibile svolgere nessuna attività ricreativa o di socializzazione, neanche all’aperto;
– non risulta possibile usare il piccolo campo da calcio da oltre un anno; la mensa, pure agibile, è chiusa;
– non è consentito neppure tenere libri e giornali;
– mancano le lenzuola.

I trattenuti non possono muoversi nel centro, sono limitati nelle stanze e possono accedere all’aperto a vere e proprie gabbie consistenti in uno piccolo spazio cementato, ricoperto da grate verso il cielo e da pareti di plexiglass sui quattro lati, luoghi che si arroventano senza pietà sotto il sole estivo.

In questa condizione di degradazione della dignità umana i trattenuti passano il loro tempo, spesso molti mesi, in una condizione di totale vuoto e spaesamento, con evidenti ripercussioni sulla loro salute psico-fisica.
Ampio risulta l’uso di psicofarmaci
come già evidenziato nel rapporto di Medici per i diritti umani e in altri rapporti.
In attesa di dati più precisi le visite effettuate hanno altresì evidenziato la presenza di numerose situazioni di trattenimenti che giungono persino alla soglia massima dei 18 mesi: si tratta di una situazione assolutamente allarmante per la sua difformità con quanto previsto dalla Direttiva 2008/115/CE che prevede (art. 15) che il tempo di trattenimento sia il più breve possibile e che esso debba cessare quando “ risulta che non esiste più alcuna prospettiva ragionevole di allontanamento per motivi di ordine giuridico o per altri motivi”.

Dentro l’inquietante scenario del CIE di Gradisca scoppiano, come è evidente, continue tensioni e rivolte, dettate dalla totale disperazione dei trattenuti e che trovano come unica risposta una dura repressione, anche attraverso l’improvvido utilizzo, in spazi angusti e semi chiusi, di lacrimogeni, come è avvenuto negli ultimi giorni.
L’ultima rivolta, come è noto, ha causato il ferimento per caduta dal tetto del centro, di due stranieri, di cui uno ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale di Trieste.

Ad avviso dell’ASGI la situazione del CIE di Gradisca d’Isonzo è da tempo intollerabile anche paragonandola a quella, pure difficile, di altri CIE italiani.
Ciò richiede, da parte delle autorità centrali, una risposta immediata che non può attendere la pure urgentissima riforma normativa del sistema delle espulsioni e dei trattenimenti che l’ASGI e la Campagna “LasciateCIEntrare” richiedono da anni e che era già stata autorevolmente proposta nel 2008 dall’inascoltata Commissione De Mistura.

Auspichiamo che venga fatta piena luce su quanto avviene da tempo nel CIE di Gradisca, accertando l’esistenza di eventuali responsabilità in sede amministrativa e penale” afferma Gianfranco Schiavone dell’ASGI ” Inoltre chiediamo con forza al Ministero dell’Interno di disporre l’immediata chiusura della struttura, da tempo quasi interamente inagibile,  di cui è rimasto attivo un solo “braccio” ove le condizioni di detenzione sono quelle sopra descritte.”

Per contatti e interviste 3470091756, info@asgi.it

Pin It