No al rimpatrio se nel paese di origine si rischia di subire trattamenti degradanti

Supportato da una rete di sostegno sociale in Italia dove vive da 6 anni e privo di riferimenti socio-affettivi nel suo Paese di origine, per il cittadino straniero non era neanche stata provata l’eventuale pericolosità sociale in Italia (Giudice di Pace di Roma, Sezione Stranieri, ordinanza del 3 settembre 2021)

Il Giudice di Pace di Roma dispone l’annullamento del decreto di espulsione emesso nei confronti di cittadino nigeriano che vive da sei anni a Roma in condizione di irregolarità, ma supportato da una rete di sostegno sociale e privo di riferimenti socio-affettivi nel suo Paese di origine, nel quale, in caso di rimpatrio, rischia di subire trattamenti degradanti, essendo omosessuale.

Nel caso di specie il Giudice ha ravvisato la violazione del principio di non refoulement (art. 19, co. 1, d.lgs. 286/98, come modificato dalla legge 173/2020), evidenziando inoltre come, per quanto il ricorrente risulti essere persona irregolarmente presente in Italia, non sia stata fornita prova di una sua presunta pericolosità sociale.

Giudice di Pace di Roma, Sezione Stranieri, ordinanza del 3 settembre 2021

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