DPCM sui livelli essenziali di assistenza: molte conferme e nessuna novità per l’accesso al SSN dei cittadini stranieri

In data 18 marzo 2017 è stato pubblicato il DPCM del 12 gennaio 2017 avente  ad oggetto la “definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502”.


Per quanto riguarda l’accesso degli stranieri al Servizio Sanitario Nazionale vengono in rilievo  gli articoli 62 e 63 che disciplinano rispettivamente la situazione dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea iscritti al Servizio Sanitario Nazionale  e la situazione di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea non in regola con il permesso di soggiorno. 

Per la prima categoria l’art. 62 prevede che “il  Servizio sanitario nazionale garantisce  agli  stranieri  obbligatoriamente  o volontariamente iscritti, parità di trattamento e piena  uguaglianza di diritti e doveri rispetto ai cittadini italiani per quanto attiene all’assistenza sanitaria erogata in  Italia” e che “l’assistenza  sanitaria spetta altresì ai familiari a carico regolarmente soggiornanti”.          

Per la seconda categoria l’art. 63 prevede invece che “il  Servizio sanitario nazionale garantisce ai cittadini  stranieri  presenti  sul territorio  nazionale,  non  in  regola   con   le   norme   relative all’ingresso ed al soggiorno, le cure  ambulatoriali  ed  ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative,  per  malattia ed infortunio ed i programmi di medicina  preventiva  a  salvaguardia della salute individuale e collettiva”.
Il DPCM ha il moderato merito di chiarire alcuni concetti, già disciplinati dalla precedente normativa del TUI e da circolari e accordi successivi.
In primo luogo il DPCM ribadisce la  definizione di cure  urgenti ed essenziali, già specificata in identici  termini dalla circolare del Ministero della Sanità del 24 marzo 2000 n. 5  dove si affermava che:
– per cure urgenti si intendono “le cure che non possono essere differite senza pericolo per la vita o danno per la salute della persona“;
– per cure essenziali si intendono “le prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche, relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita (complicanze, cronicizzazioni o aggravamenti“).
Il DPCM chiarisce – sempre in identici termini rispetto alla circolare cit. che a sua volta richiama quanto previsto dal comma 3 art. 35 TU Immigrazione – che sono, in particolare, garantiti:

a) la tutela sociale  della  gravidanza  e  della  maternità,  a parità’ di trattamento con le  cittadine  italiane,  ai  sensi  della legge 29 luglio 1975, n. 405 e della legge 22 maggio 1978, n. 194,  e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini italiani;
b)  la  tutela  della  salute  del  minore  in  esecuzione  della Convenzione  sui  diritti  del fanciullo  del  20   novembre   1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio  1991,  n. 176;
c)  le  vaccinazioni  secondo  la  normativa  e  nell’ambito   di interventi di campagne di prevenzione  collettiva  autorizzati  dalle regioni e dalle province autonome;
d) gli interventi di profilassi internazionale;
e) la profilassi, la diagnosi e cura delle malattie infettive  ed eventualmente la bonifica dei relativi focolai.

Il DPCM specifica poi  quanto già previsto dall’art. 35 comma 4 TUI ovvero che  le prestazioni per gli stranieri non iscritti al SSN, se urgenti e essenziali, “sono  erogate  senza oneri a carico dei richiedenti qualora privi  di   risorse  economiche sufficienti, fatte salve le quote  di  partecipazione  alla  spesa  a parità con i cittadini italiani”.

Lo stesso interviene  anche sulla questione minori prevedendo che “i minori stranieri presenti sul  territorio  nazionale,  non  in regola con le  norme  relative  all’ingresso  ed  al  soggiorno  sono iscritti   al   Servizio   sanitario   nazionale   ed    usufruiscono dell’assistenza sanitaria in condizioni di parità  con  i  cittadini italiani.”   Nel merito nulla di nuovo anche su questo punto visto che La Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 20 dicembre 2012 nel documento “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome italiane” aveva chiarito, fra l’altro, che i minori stranieri, anche non titolari di regolare titolo di soggiorno, sono soggetti ad iscrizione obbligatoria al SSN. Tuttavia stanti i dubbi che da qualche parte erano stati sollevati circa il carattere vincolante o meno dell’accordo e la necessità o meno che lo stesso venisse recepito con atti delle singole Regioni, la traduzione della medesima prescrizione in un atto di sicura efficacia normativa come il DPCM è assolutamente opportuna e chiarificatrice.
Al di là di questi chiarimenti il DPCM perde invece l’occasione di intervenire su uno dei principali problemi riguardanti l’accesso al SSN degli stranieri non iscritti, ovvero la rendicontazione e il rimborso dei costi anticipati dalle regioni   che dovrebbero essere sostenuti dallo Stato se aventi ad oggetto prestazioni che costituiscono livelli essenziali. Il mancato intervento sul punto ha come conseguenza che continuerà a gravare sulle  ASL e le aziende ospedaliere l’onere  di documentare la condizione di indigenza e di indicare l’impossibilità di altri familiari dii farsi carico dei costi delle cure. Le strutture sanitarie (e le Regioni) per evitare di dover sostenere tutti i costi rischiano di continuare (come già oggi avviene) a introdurre  varie prassi che scoraggiano l’effettivo e immediato accesso alle cure degli stranieri non iscritti al SSN.

a cura di Anna Baracchi (servizio antidiscriminazione ASGI)

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