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Corte di Appello di Milano, sentenza del 29 giugno 2020, n. 1819

Secondo la Corte di Appello di Milano sussistono apprezzabili ragioni per riconoscere ad un cittadino proveniente dalla Nigeria la protezione umanitaria che si concretizza in un permesso di natura residuale concedibile a favore di persone per Ie quali, pur non potendo riconoscere loro to status di rifugiato, né rilevando elementi che consentano di attribuire la protezione sussidiaria, un rinvio nel paese d’origine comporterebbe la perdita di rilevanti opportunitâ sotto un profilo etico-giuridico.Ormai proiettato verso stili di vita inconciliabili con quelli che ha abbandonato, pur non essendo emersi elementi sufficienti per ritenere sussistente un pericolo di danno grave ai sensi dell’art. 14, lettera c), D.Lgs. 251/07, come sopra delineato, potrebbe subire ripercussioni dannose in caso rimpatrio e tanto induce a riconoscere, in riforma dell’impugnata ordinanza, un permesso per ragioni umanitarie ex art. 5, comma 6, D.is. Z86/1998.

Corte di giustizia, IV sezione, sentenza del 25 giugno 2020, nella causa C-36/20

Le autorità giurisdizionali che devono pronunciarsi sul trattenimento di un cittadino di un Paese terzo in situazione irregolare possono ricevere una domanda di protezione internazionale e devono informare l’interessato delle modalità concrete di inoltro di una siffatta domanda. Si ringrazia Daniela De Rosai per la segnalazione. Corte di giustizia, sentenza del 25 giugno 2020, nella causa...

Corte europea per i diritti umani, sentenza del 25 giugno 2020, domanda n. 60561/14

La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto, all’unanimità, che c’é stata una violazione dell’articolo 4 (“nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù. Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato od obbligatorio”) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha chiarito che il concetto di tratta di...

Tribunale di Arezzo, sentenza 23 giugno 2020

Sussiste il diritto a percepire l'assegno di invalidità del cittadino extra UE in possesso del permesso di soggiorno per cure mediche della durata di sei mesi trattandosi quest'ultimo di titolo di soggiorno non occasionale o di breve durata secondo l'accezione resa dalla stessa normativa nazionale di cui all'art. 4 comma 4 d.lgs. 286/98 e in quanto la provvidenza dell'assegno di invalidità non può essere vincolata -secondo la sentenza della Corte Costituzionale n. 187/2010 alla Carta di soggiorno di durata annuale.

Corte di Cassazione, sentenza dell’11 giugno 2020, n. 18352

La sesta sezione penale della Corte di Cassazione richiamando quanto già ha ribadito dalla Corte di Lussemburgo (Grande Sezione, 15 ottobre 2019, Dorobantu, C – 128/19 e Corte di giustizia, 25 luglio 2018, Generalstaatsanwaltschaft, C-220/18) ha ricordato che, qualora l’assicurazione che la persona interessata non subirà un trattamento inumano o degradante sia stata fornita o,...

Corte di Giustizia dell’Unione europea, sentenza dell’11 giugno 2020, C-448/19

Illegittima la normativa che prevede l’espulsione di un cittadino lungosoggiornante senza che sia presa in considerazione la sua condizione nel paese di accoglienza. L’espulsione di un cittadino di un Paese terzo soggiornante di lungo periodo ex art. 12 della direttiva 2003/109/CE non può essere decisa solamente in base alla sola esistenza di condanne penali a...

Consiglio di Stato, sentenza del 28 maggio 2020, n. 3375

In relazione alla revoca dei finanziamenti pubblici a centri di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, aderendo alle conclusioni cui era già giunto il T.A.R. Reggio Calabria in primo grado, e dopo aver dichiarato la propria giurisdizione – il Consiglio di Stato ha rilevato la sussistenza di comportamenti contraddittori da parte del Ministero, nonché di...

Corte d’Appello di Firenze, sentenza 12 maggio 2020

Costitusce discriminazione il rigetto opposto dall’INPS al riconoscimento dell’assegno di natalità di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 (c.d. bonus bebè) a una cittadina extra UE in possesso del permesso di soggiorno per motivi familiari ex art. 30 TUI in quanto la prestazione, proprio perché costituente diritto soggettivo ed erogata in dipendenza di condizioni di...

Tribunale di Torino, ordinanza 30 aprile 2020

Sussistono il fumus boni iuris e il periculum in mora in merito alla richiesta di iscrizione anagrafica del titolare di permesso di soggiorno per richiesta asilo in quanto la privazione di tale diritto comporterebbe un ingiustificabile ostacolo all'esercizio di numerosi altri diritti di rilievo costituzionale, con conseguente irreparabile pregiudizio non suscettibile di di quantificazione e ristoro monetario all'esito della causa di merito

Corte di Cassazione, I sezione civile, sentenza del 28 aprile 2020, n. 8230

In tema di protezione internazionale, il d.lgs. n. 251 del 2007 si è avvalso della facoltà prevista dall'art. 8 della direttiva 2004/83/CE di non escludere dalla protezione il richiedente straniero, quando il rischio di persecuzione o di danno grave sia limitato a determinate regioni o aree del Paese di origine e appaia ragionevolmente possibile il trasferimento in altre regioni o aree sicure, sicché per valutare la sussistenza delle ragioni ostative al rimpatrio, occorre avere riguardo alla zona del Paese in cui il richiedente potrebbe effettivamente fare ritorno, avuto riguardo alla sua origine o ai suoi riferimenti familiari e sociali, mentre qualora il predetto abbia vissuto in più regioni, occorre effettuare un giudizio comparativo che privilegi il territorio di maggiore radicamento al momento dell'eventuale rimpatrio.

Corte d’Appello di Venezia, sentenza 27 aprile 2020

Sussiste il diritto all'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale dei cittadini extra UE inoccupati in base alla mera dichiarazione di immediata disponibilità all'impiego anche solo in forma telematica presso il sito ANPAL, in possesso del permesso unico lavoro e familiare a carico senza distinzione del grado di parentela, anche in virtù dell'Accordo Stato Regioni del 2012 secondo cui lo svolgimento di un'attività lavorativa o l'iscrizione alle liste di collocamento dà diritto all'iscrizione obbligatoria del cittadino straniero regolarmente soggiornante

Corte d’Appello di Milano, sentenza 20 marzo 2020

Sussiste il diritto della ricorrente, cittadina extra UE titolare di permesso unico lavoro, a percepire l'assegno di maternità ex art. 75 d.lgs. 151/2001 (assegno di maternità dello Stato) avendo la richiedente maturato il requisito contributivo di almeno tre mesi e applicandosi l'art. 12 della Direttiva Ue 2011/98 in quanto tale disposizione sancisce il diritto dei lavoratori di Stai terzi, titolari di un permesso di soggiorno che consente di lavorare, a beneficiare dello stesso trattamento riservato ai cittadini dello Stato membro in cui soggiorno, per quanto concerne i settori della sicurezza sociale come definiti dal Regolamento 883/2004 e quindi, anche rispetto ai trattamenti di maternità e paternità previsti dall'art. 3 let. b) di tale Regolamento.

Corte Costituzionale, sentenza del 9 marzo 2020, n. 44

È irragionevole negare l’accesso all’edilizia residenziale pubblica a chi, italiano o straniero, al momento della richiesta non sia residente o non abbia un lavoro nel territorio della Regione da almeno cinque anni. Questo requisito, infatti, non ha alcun nesso con la funzione del servizio pubblico in questione, che è quella di soddisfare l’esigenza abitativa di chi si trova in una situazione di effettivo bisogno.

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