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Corte d’Appello di Brescia, sentenza 16 luglio 2018

La norma interna che nel disciplinare l’assegno per il nucleo familiare non consente, per soli cittadini stranieri, il computo nel nucleo familiare dei familiari a carico residenti all’estero, introduce un regime diverso rispetto a quello previsto per i cittadini italiani e si pone in contrasto con il principio direttamente applicabile di parità di trattamento di cui all’art. 11 della direttiva 2003/109, non derogabile per le prestazioni di natura assistenziale ed essenziale come quella in questione; pertanto l’art. 2, comma 6bis, L. 153/88 deve essere disapplicato e, qualora il rapporto di lavoro sia cessato, l’obbligazione di corresponsione del trattamento grava sull’Inps.

Corte d’Appello di Firenze, sentenza 28 giugno 2018

Il requisito del soggiorno legale in Italia per dieci anni continuativi previsto dall’art. 20, comma 10 D.l. 112/2008 conv. L. 133/2008, ai fini dell’erogazione dell’assegno sociale di cui all’art. 3, comma 6, L. 335/1995, supera l’esigenza del possesso della carta di soggiorno di lungo periodo costituendo prova sufficiente il possesso di più permessi di soggiorno reiterati della durata complessiva e continuativa di dieci anni e l’iscrizione anagrafica. Qualora il richiedente sia iscritto all’anagrafe per il predetto periodo è onere dell’INPS provare che il soggiorno in Italia sia stato interrotto per significativi periodi.

Consiglio di Stato, sentenza 25 giugno 2018

L’art. 1, comma 1, lett. a) del DPCM 174/1994 riservando in modo assoluto i posti dei livelli dirigenziali delle amministrazioni dello Stato ai soli cittadini italiani, senza tener conto dell’effettivo e prevalente esercizio di funzioni di stampo pubblicistico e autoritativo, contrasta con l’art. 45, para. 4 TFUE che, in quanto disposizione derogatoria, deve essere interpretato restrittivamente e pertanto la norma nazionale deve essere disapplicata nella parte in cui impedisce l’accesso ai cittadini degli Stati membri dell’Unione europea.

Tribunale di Roma, sentenza 13 giugno 2018

Ai fini del riconoscimento dell’esenzione dal ticket sanitario E02 rileva soltanto lo stato di non occupazione del richiedente e non la circostanza che l’interessato abbia in precedenza svolto attività lavorativa non sussistendo, ai sensi dell’art. 19 D.lgs 150/2015, la precedente distinzione tra disoccupato, inteso quale soggetto che in precedenza svolgeva attività lavorativa, e inoccupato, inteso quale soggetto che non ha mai svolto attività lavorativa.

Tribunale di Treviso, ordinanza 30 maggio 2018

L’esclusione delle titolari di permesso unico lavoro dall’accesso al premio alla nascita di cui all’art. 1, comma 353 della L. 232/2016, istituita tramite circolare INPS 39/2017, che ha esteso a suddetto beneficio i medesimi requisiti previsti per il bonus bebè, costituisce una condotta discriminatoria sia in quanto non sussiste alcun potere in capo all’Istituto di restringere i potenziali beneficiari della prestazione, sia perché una tale limitazione contrasta con il principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della Direttiva 2011/98 che, in quanto sufficientemente chiaro preciso e incondizionato, è dotato di diretta applicabilità; pertanto detta condotta discriminatoria deve essere eliminata ordinando all’INPS di estendere il beneficio a tutte le madri regolarmente soggiornanti e di garantire adeguata comunicazione sul proprio sito istituzionale.

Corte Costituzionale, sentenza 25 maggio 2018

Il titolo di precedenza della residenza quindicennale nella Regione per l’accesso agli asili nido, introdotto dalla L.R del Veneto 6/17, non ha alcun collegamento con la funzione sociale ed educativa di detto servizio sociale (che deve invece rispondere a finalità di uguaglianza sostanziale) né può essere giustificato con l’argomento del contributo pregresso alle finanze pubbliche; inoltre, detto titolo di precedenza contrasta con il principio di libera circolazione nell’Unione ex art. 21 TFUE e con il divieto di porre ostacoli alla mobilità tra le Regioni ex art. 120 Cost. Pertanto la norma regionale che sostituisce la precedenza per i bambini a rischio di svantaggio sociale, con i figli di genitori con residenza quindicennale deve essere dichiarata incostituzionale per violazione degli artt. 3, 117 e 120 Cost.

Tribunale di Venezia, ordinanza 25 maggio 2018

L’interpretazione dell’Inps, effettuata con circolare n. 39 del 2017, che subordina la concessione del premio alla di cui all’art. 1, comma 353, L. 232/2016 ai medesimi requisiti stabiliti per il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, risulta del tutto arbitraria e pertanto l’esclusione dei titolari di permesso unico lavoro dall’erogazione del beneficio esclusivamente in ragione della cittadinanza diversa da quella italiana o comunitaria costituisce condotta discriminatoria.

Corte Costituzionale, sentenza 24 maggio 2018

Il requisito di dieci anni di residenza consecutivi nel territorio nazionale richiesto per i soli cittadini provenienti da paesi terzi ai fini dell’accesso all’edilizia residenziale pubblica introdotto con la L.R. Liguria 13/17 è irragionevole e sproporzionato in quanto si risolve in una forma di discriminazione nei confronti degli extracomunitari che si pone in contrasto con il principio di parità di trattamento di cui all’art. 11 della direttiva 2003/109; pertanto l’art. 4, comma 1, della legge, che introduce il suddetto requisito, è costituzionalmente illegittimo per contrasto con l’art. 117, primo comma Cost.

Corte d’Appello di Firenze, sentenza 22 maggio 2018

Il cittadino extra UE che non è titolare di permesso di lungo periodo ha comunque diritto di beneficiare dell’assegno sociale di cui all’art. 3, comma 6, L. 335/95, poiché l’introduzione successiva del requisito di 10 anni di legale soggiorno in via continuativa per cittadini italiani e stranieri ad opera dell’art 20 comma 10 d.l. 112/2008 conv. L. 133/2008 ha implicitamente abrogato il requisito del permesso di lungo periodo previsto dall’art. 80 comma 19 della L. (finanziaria) n. 388/2000. Qualora il richiedente sia iscritto all’anagrafe per il predetto periodo è onere dell’INPS provare che il soggiorno in Italia sia stato interrotto per significativi periodi.

Corte d’Appello di Milano, sentenza 15 maggio 2018

L’individuazione da parte dell’Inps, con Circolare n. 39 del 2017, dei requisiti necessari ai fini dell’erogazione del premio di natalità di cui all’art. 1, comma 353, L.232/2016, oltre che illegittima in quanto introduce in sede amministrativa requisiti non previsti dal legislatore, va qualificata come discriminatoria in quanto esclude dal beneficio per ragioni di nazionalità e senza alcuna ragionevole motivazione una parte delle donne residenti in Italia.

Tar Liguria, sentenza 2 maggio 2018

L’ordinanza contingibile ed urgente che impone una serie di stringenti obblighi di informazione a carico dei titolari di immobili messi a disposizione del sistema di accoglienza dei migranti, non integra i presupposti per l’adozione di una misura extra-ordinem di questo tipo non sussistendo alcun pericolo irreparabile e imminente per la pubblica incolumità ma solo difficoltà per l’amministrazione comunale e per la cittadinanza derivanti dalla presenza dei richiedenti asilo; pertanto l’ordinanza deve essere annullata.

Tribunale di Genova, sentenza 3 gennaio 2018

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

Tribunale di Milano, ordinanza 2 gennaio 2018

L’ art. 2, comma 6bis, L.153/1998, utilizzando il termine “straniero” con riferimento ai cittadini extracomunitari e agli apolidi include fra le persone che hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare anche i familiari di cittadino comunitario residenti all’estero. Tuttavia qualora si ritenesse che il termine “straniero” includa anche cittadino comunitario il comma 6bis dovrebbe comunque essere disapplicato nella parte in cui, a differenza di quanto previsto per i cittadini italiani, consente il computo nel nucleo familiare dei soli familiari residenti sul territorio nazionale e ciò in base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 2, D.lgs 30/2007 attuativo della direttiva 2004/38 che riconosce il principio di parità di trattamento di ogni cittadino dell’Unione che risiede nel territorio nazionale.

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