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Tribunale di Mantova, ordinanza 10 marzo 2018

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto destinato a sostenere i redditi delle famiglie e ad incentivare la natalità, rientra tra le prestazioni familiari di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che rinvia a detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione.

Tribunale di Venezia, ordinanza del 9 marzo 2018

Il comportamento dell’INPS che a fronte dell’assenza di disposizioni specifiche nella norma applicata subordina, tramite la circolare 39/2017, la concessione del premio alla nascita di cui all’art. 1, comma 353 della L. 232/2016 ai medesimi requisiti stabiliti per il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, viola il principio direttamente applicabile di parità di trattamento di cui all’art. 12 della Direttiva 2011/98; pertanto subordinare la concessione della prestazione al possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo crea una disparità di trattamento tra cittadini italiani e cittadini stranieri, non giustificata e la norma interna deve essere disapplicata estendendo il beneficio a tutte le madri regolarmente soggiornanti.

Tribunale di Treviso, ordinanza del 8 marzo 2018

L’esclusione delle titolari di permesso unico lavoro dall’accesso al premio alla nascita di cui all’art. 1, comma 353 della L. 232/2016, istituita tramite circolare INPS 39/2017, che ha esteso a suddetto beneficio i medesimi requisiti previsti per il bonus bebè, costituisce una condotta discriminatoria sia in quanto non sussiste alcun potere in capo all’Istituto di restringere i potenziali beneficiari della prestazione, sia perché una tale limitazione contrasta con il principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della Direttiva 2011/98 che in quanto sufficientemente chiaro preciso e incondizionato è dotato di diretta applicabilità; pertanto la disposizione nazionale contrastante deve essere disapplicata e la condotta discriminatoria eliminata estendendo il beneficio a tutte le madri regolarmente soggiornanti.

Tribunale di Bergamo, ordinanza 2 marzo 2018

L’art. 1, comma 125, L. 190/2014, nella parte in cui riconosce il bonus bebè ai soli cittadini extracomunitari titolari di permesso di soggiorno UE per i soggiornanti di lungo periodo contrasta con quanto disposto all’art. 12 della direttiva 2011/98 che riconosce ai titolari di permesso unico lavoro la parità di trattamento con i cittadini dello Stato membro di soggiorno in materia di sicurezza sociale nella quale rientra il beneficio in questione riconducibile alle prestazioni familiari di cui all’art. 3, comma 1, lett. j) del regolamento 883/2004. Detta condotta discriminatoria deve essere pertanto eliminata attribuendo la prestazione ai soggetti legittimati e dandone adeguata pubblicità sul sito istituzionale nonché adeguando i moduli on line per la domanda amministrativa.

Corte di giustizia dell’Unione europea, sentenza del 20 dicembre 2017, C‑442/16

Un cittadino dell’Unione che, dopo oltre un anno, abbia cessato di esercitare un’attività autonoma in un altro Stato membro per mancanza di lavoro causata da ragioni indipendenti dalla sua volontà, mantiene lo status di lavoratore autonomo e, di conseguenza, un diritto di soggiorno in tale Stato membro .

Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza del 10 ottobre 2017, n.4694

Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, la valutazione dell’Amministrazione deve consistere soprattutto in un giudizio prognostico, che tenga conto anche delle occasioni lavorative favorevoli sopravvenute nelle more dell’adozione del rigetto e, quindi, consenta una adeguata valutazione delle prospettive di integrazione del lavoratore straniero.

Corte d’Appello di Milano, sentenza 28 luglio 2017

I cittadini extra UE familiari di cittadini dell'Unione hanno diritto – in applicazione del principio di parità di trattamento previsto dall'art. 19 d.lgs 30/2007 attuativo della direttiva 2004/38 e dell’art. 12 della direttiva 2011/98 – come confermato dalla CGUE 21 giugno 2017 in materia di assegno nucleo familiare numeroso – di beneficiare del bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 e dell'assegno di maternità di cui all'art. 74 d.lgs.151/2001e il diniego di detta prestazione costituisce discriminazione.

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