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Corte di giustizia dell’Unione europea, sentenza del 20 dicembre 2017, C‑442/16

Un cittadino dell’Unione che, dopo oltre un anno, abbia cessato di esercitare un’attività autonoma in un altro Stato membro per mancanza di lavoro causata da ragioni indipendenti dalla sua volontà, mantiene lo status di lavoratore autonomo e, di conseguenza, un diritto di soggiorno in tale Stato membro .

Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza del 23 novembre 2017, n. 5449

L’esistenza di una condanna, per quanto relativa ad un reato grave e tale da comportare allarme sociale, non è ritenuta dall’art. 5, comma 5, cit., di per sé sufficiente a giustificare il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno, così esonerando dall’onere di ulteriore motivazione, qualora sussistano legami familiari ed una stabile permanenza in Italia.

Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza del 12 ottobre 2017, n.4738

Non conoscendo l’ordinamento giuridico italiano alcun principio di generale convertibilità delle varie tipologie di titolo di soggiorno, per cui la convertibilità va considerata piuttosto quale eccezione alla regola, nei soli casi tassativamente previsti, il permesso di soggiorno per motivi di giustizia deve essere considerato non convertibile, in virtù del principio “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit”.”

Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza del 10 ottobre 2017, n.4694

Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, la valutazione dell’Amministrazione deve consistere soprattutto in un giudizio prognostico, che tenga conto anche delle occasioni lavorative favorevoli sopravvenute nelle more dell’adozione del rigetto e, quindi, consenta una adeguata valutazione delle prospettive di integrazione del lavoratore straniero.

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