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Corte d’Appello di Milano, sentenza del 23 febbraio 2017

Il divieto di comportamenti ritorsivi di cui all'art. 4 bis d.lgs 215/2003 opera non solo in favore di coloro che sono stati vittima di una discriminazione ma anche in favore di coloro che, pur non essendo stati direttamente vittime di una discriminazione, hanno comunque agito a tutela della parità di trattamento per spirito di solidarietà con il gruppo protetto (nella specie tale principio è stato affermato con riferimento alla affissione di cartelli che definivano “comunistoidi” e “suonatori suonati” cittadini che avevano agito per la rimozione di cartelli discriminatori nei confronti degli stranieri pur non essendo essi stessi stranieri)

Tribunale di Bergamo, ordinanza del 21 febbraio 2017

I cittadini extra UE titolari di permesso unico lavoro hanno diritto – stante l’efficacia diretta del principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 – a beneficiare del cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 e il diniego di detta prestazione costituisce discriminazione Prestazioni sociali – art. 1...

Tribunale di Palermo, sez. I civ., ordinanza 16.1.2017

In sede di richiesta di duplicato della carta di soggiorno da parte di cittadino di Paese terzo, coniuge di cittadino italiano, la questura revoca il titolo originariamente posseduto sulla scorta dell’insufficienza reddituale. Il tribunale annulla il decreto questorile assumendo di potere condividere l’interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina di riferimento proposta dal ricorrente a mente della...

Corte d’Appello di Torino, sentenza del 16 gennaio 2017

Registro dei giornali e periodici – mancata iscrizione per carenza del requisito della cittadinanza italiana o UE del direttore responsabile – art. 3 L. n. 47/48 – ratio della norma - possibilità di interpretazione conforme ai principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza - illegittimità della mancata iscrizione - discriminazione - sussistenza

Corte d’Appello di Bologna, sentenza del 3 gennaio 2017

L'appello proposto avverso una ordinanza emessa dal giudice del lavoro in materia di discriminazione, secondo il rito previsto dagli artt. 28 dlgs 150/11 e 702 bis .cp.c., deve essere proposto nei termini previsi dall’art. 702 quater e pertanto entro 30 giorni dalla comunicazione o notificazione dell’ordinanza; è pertanto inammissibile l’appello proposto nei termini di cui agli art. 326 e 327 c.p.c. in quanto tardivo.

Corte di Cassazione, sentenza n. 27577 del 30 dicembre 2016

Lo straniero regolarmente soggiornante sul territorio dello Stato ha diritto all'indennità di frequenza di cui all'art. 1 L. 289/1990 in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 329/2011 con la quale è stato dichiarato illegittimo l'art.80 comma 19 L. 388/2000 che prevedeva, al fine dell'ottenimento del beneficio, il possesso della carta di soggiorno CE per soggiornanti di lungoperiodo

Tribunale di Bari, ordinanza del 20 dicembre 2016

Costituisce discriminazione l’esclusione delle madri prive del permesso di soggiorno di lungo periodo dall’accesso al beneficio dell’assegno di maternità di base di cui all’art. 74 Dlgs 151/01, ponendosi tale esclusione in contrasto con il principio di parità di trattamento in materia di sicurezza sociale ex art 12 Direttiva 98/2011 e determinando la disapplicazione della norma interna in conflitto. Come stabilito dalla giurisprudenza della CGUE, la normativa comunitaria deve trovare immediata applicazione non solo da parte dei giudici nazionali ma anche da parte della PA nell’esercizio della sua attività amministrativa, la quale deve avere piena consapevolezza del precetto normativo in tutte le sue articolazioni.

Tribunale di Piacenza, ordinanza del 11 dicembre 2016

Il cittadino extra UE titolare di “permesso unico lavoro” ha diritto– in applicazione del principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 – di beneficiare del cd. assegno sociale di cui all’art. 3, comma 6, L. 335/95 e l'art. 80 comma 19 della L. (finanziaria) n.388/2000, che prevede il requisito del possesso del permesso di lungosoggiorno per l'accesso al beneficio stesso, deve essere disapplicato poiché in contrasto con la direttiva

Tribunale di Milano, ordinanza del 2 dicembre 2016

Il cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui al regolamento 883/04 e pertanto trova applicazione il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 e l’esclusione di una cittadina extra UE titolare di un permesso di soggiorno che consente di lavorare dalla prestazione costituisce una discriminazione.

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