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Tribunale di Bergamo, ordinanza del 21 febbraio 2017

I cittadini extra UE titolari di permesso unico lavoro hanno diritto – stante l’efficacia diretta del principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 – a beneficiare del cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 e il diniego di detta prestazione costituisce discriminazione Prestazioni sociali – art. 1...

Corte d’Appello di Torino, sentenza del 16 gennaio 2017

Registro dei giornali e periodici – mancata iscrizione per carenza del requisito della cittadinanza italiana o UE del direttore responsabile – art. 3 L. n. 47/48 – ratio della norma - possibilità di interpretazione conforme ai principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza - illegittimità della mancata iscrizione - discriminazione - sussistenza

Corte d’Appello di Bologna, sentenza del 3 gennaio 2017

L'appello proposto avverso una ordinanza emessa dal giudice del lavoro in materia di discriminazione, secondo il rito previsto dagli artt. 28 dlgs 150/11 e 702 bis .cp.c., deve essere proposto nei termini previsi dall’art. 702 quater e pertanto entro 30 giorni dalla comunicazione o notificazione dell’ordinanza; è pertanto inammissibile l’appello proposto nei termini di cui agli art. 326 e 327 c.p.c. in quanto tardivo.

Corte di Cassazione, sentenza n. 27577 del 30 dicembre 2016

Lo straniero regolarmente soggiornante sul territorio dello Stato ha diritto all'indennità di frequenza di cui all'art. 1 L. 289/1990 in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 329/2011 con la quale è stato dichiarato illegittimo l'art.80 comma 19 L. 388/2000 che prevedeva, al fine dell'ottenimento del beneficio, il possesso della carta di soggiorno CE per soggiornanti di lungoperiodo

Tribunale di Bari, ordinanza del 20 dicembre 2016

Costituisce discriminazione l’esclusione delle madri prive del permesso di soggiorno di lungo periodo dall’accesso al beneficio dell’assegno di maternità di base di cui all’art. 74 Dlgs 151/01, ponendosi tale esclusione in contrasto con il principio di parità di trattamento in materia di sicurezza sociale ex art 12 Direttiva 98/2011 e determinando la disapplicazione della norma interna in conflitto. Come stabilito dalla giurisprudenza della CGUE, la normativa comunitaria deve trovare immediata applicazione non solo da parte dei giudici nazionali ma anche da parte della PA nell’esercizio della sua attività amministrativa, la quale deve avere piena consapevolezza del precetto normativo in tutte le sue articolazioni.

Tribunale di Piacenza, ordinanza del 11 dicembre 2016

Il cittadino extra UE titolare di “permesso unico lavoro” ha diritto– in applicazione del principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 – di beneficiare del cd. assegno sociale di cui all’art. 3, comma 6, L. 335/95 e l'art. 80 comma 19 della L. (finanziaria) n.388/2000, che prevede il requisito del possesso del permesso di lungosoggiorno per l'accesso al beneficio stesso, deve essere disapplicato poiché in contrasto con la direttiva

Tribunale di Milano, ordinanza del 2 dicembre 2016

Il cd. bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui al regolamento 883/04 e pertanto trova applicazione il principio di parità di trattamento previsto dall’art. 12 della direttiva 2011/98 e l’esclusione di una cittadina extra UE titolare di un permesso di soggiorno che consente di lavorare dalla prestazione costituisce una discriminazione.

Tribunale di Arezzo, ordinanza del 9 novembre 2016

Il cittadino extra Ue familiare di cittadino italiano ha diritto – in quanto titolare della carta di soggiorno per i familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell'Unione europea di cui agli artt. 10 e 23 d.lgs 30/2007 – a percepire l’assegno di natalità di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014. Il diniego di detta prestazione costituisce discriminazione al cui accertamento consegue la condanna al pagamento della prestazione.

Corte d’Appello di Brescia, sentenza del 8 novembre 2016

Costituisce discriminazione il comportamento dell’INPS che non consente il computo nel nucleo familiare del cittadino straniero lungosoggiornante – ai fini del pagamento del relativo assegno – dei familiari residenti all’estero, mentre ne consente il computo per il cittadino italiano; tale disparità di trattamento, benché prevista dall’art. 2, commi 6 e 6bis, L. 153/88, è in contrasto con il principio sovraordinato di parità tra italiani e stranieri lungosoggiornanti contenuto nell’art. 11 Direttiva 109/2003 e riguardante tutte le prestazioni avventi carattere essenziale, tra le quali rientra anche quella in questione.

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