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Tribunale di Genova, sentenza 3 gennaio 2018

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

Tribunale di Milano, ordinanza 2 gennaio 2018

L’ art. 2, comma 6bis, L.153/1998, utilizzando il termine “straniero” con riferimento ai cittadini extracomunitari e agli apolidi include fra le persone che hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare anche i familiari di cittadino comunitario residenti all’estero. Tuttavia qualora si ritenesse che il termine “straniero” includa anche cittadino comunitario il comma 6bis dovrebbe comunque essere disapplicato nella parte in cui, a differenza di quanto previsto per i cittadini italiani, consente il computo nel nucleo familiare dei soli familiari residenti sul territorio nazionale e ciò in base a quanto stabilito dall’art. 18, comma 2, D.lgs 30/2007 attuativo della direttiva 2004/38 che riconosce il principio di parità di trattamento di ogni cittadino dell’Unione che risiede nel territorio nazionale.

Tribunale di Torino, sentenza 22 dicembre 2017

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto prestazione finalizzata a compensare i carichi familiari riconosciuta in presenza di determinati requisiti oggettivi a prescindere da una valutazione individuale, e in quanto assente dall’elenco dell’Allegato I di prestazioni “speciali” escluse dall’ambito applicazione, rientra tra le prestazioni familiari di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che rinvia a detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione.

Corte d’Appello di Brescia, sentenza 21 dicembre 2017

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto destinato a sostenere i redditi delle famiglie e ad incentivare la natalità, rientra tra le prestazioni familiari di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che rinvia a detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione.

Tribunale di Milano, sentenza 14 dicembre 2017

Ai fini della certificazione dei redditi prodotti nel paese d’origine, necessaria per il riconoscimento dell’assegno sociale di cui all’art. 3, comma 6, L. 335/1995, il cittadino straniero che appartenga a uno Stato non compreso nell’elenco di cui al DM 12.5.2003, è abilitato a autocertificare i redditi diversi da quelli pensionistici; quanto ai redditi pensionistici percepiti all’estero è onere dell’INPS, ai sensi dell’art. 3 del D.M. 12.5.2003, identificare gli organismi che provvedono all’erogazione di prestazioni previdenziali ed assistenziali; in mancanza di tale identificazione, l’INPS non può subordinare il riconoscimento della pensione di invalidità alla presentazione di documenti diversi dalla autocertificazione resa dall’interessato.

Tribunale di Milano, ordinanza 12 dicembre 2017

La circolare INPS n. 39 del 27.02.2017 – che, in difformità da quanto previsto dall'art. 1, comma 353, L. 232/2016, introduce per l’accesso degli stranieri al beneficio “premio alla nascita”, i medesimi requisiti previsti dall’art. 1 comma 125 L. 190/2014 per l’accesso al “bonus bebè” - costituisce un atto discriminatorio in quanto la norma di legge individua espressamente i presupposti fattuali per beneficiare della prestazione e non sussiste alcun potere in capo all'INPS di derogare ad una fonte di rango primario; detta condotta discriminatoria deve essere eliminata ordinando all’INPS di estendere il beneficio a tutte le madri regolarmente soggiornanti e di garantire adeguata comunicazione

Corte d’Appello di Brescia, sentenza 5 dicembre 2017

L’assegno per il nucleo familiare di cui all’art. 2, L. 153/1988 è una prestazione assistenziale a carattere essenziale e pertanto non solo rientra nell’ambito di applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 11, lett. d), della direttiva 2003/109 ma deve anche trovare applicazione senza alcuna facoltà di deroga in capo agli Stati. Tale principio di parità in quanto chiaro, preciso e incondizionato deve essere direttamente applicato dalle pubbliche amministrazioni e pertanto l’art. 2, comma 6bis, L.153/1998 deve essere disapplicato nella parte in cui, a differenza di quanto previsto per i cittadini italiani, consente il computo nel nucleo familiare dei soli familiari residenti sul territorio nazionale.

Tribunale di Bergamo, ordinanza 30 novembre 2017

Il premio alla nascita di cui all’art. 1, comma 353, L. 232/2016 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione. Il requisito della titolarità del permesso di soggiorno lungo periodo risulta inoltre in contrasto con la disposizione nazionale ove non risulta espressamente previsto.

Corte d’Appello di Torino, sentenza 29 novembre 2017

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto prestazione destinata a compensare i carichi familiari riconosciuta in base a determinati criteri obiettivi prescindendo da ogni valutazione individuale e discrezionale delle esigenze personali, rientra, indipendentemente dalla qualificazione della sua natura assistenziale o previdenziale, tra le prestazioni familiari di cui all’art. 3, lett. j) del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che rinvia a detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione.

Corte d’Appello di Genova, sentenza 21 novembre 2017

L’assegno per i nuclei familiari con almeno tre figli minori di cui all’art. 65, L. 448/1998, rientra, secondo quanto stabilito dalla Corte di giustizia, fra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3, para. 1, lett. j) del regolamento 883/2004 e dunque la norma nazionale, laddove non attribuisce al cittadino di un paese terzo titolare di permesso unico lavoro il diritto a fruire della prestazione in condizioni di parità con i cittadini italiani, si trova in contrasto con il principio di parità di cui all’art. 12 direttiva 2011/98, che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

Corte d’Appello di Milano, sentenza 16 novembre 2017

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto prestazione, corrisposta in modo automatico e diretta a tutelare economicamente la maternità e la paternità in modo continuativo fino al compimento dei tre anni di età del bambino, rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che rinvia a detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione.

Tribunale di Genova, ordinanza 15 novembre 2017

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

Corte d’Appello di Torino, sentenza 6 novembre 2017

Poiché l’assegno per il nucleo familiare di cui all’art. 2, L. 153/1988 è una prestazione che rientra nei settori della sicurezza sociale definiti dal regolamento 883/2004, il principio di parità di cui all’articolo 12 direttiva 2011/98, che richiama a detto regolamento, deve trovare applicazione. Tale principio in quanto chiaro, preciso e incondizionato deve essere direttamente applicato dalle pubbliche amministrazioni e pertanto l’art. 2, comma 6bis, L.153/1998 deve essere disapplicato nella parte in cui, a differenza di quanto previsto per i cittadini italiani, consente il computo nel nucleo familiare dei soli familiari residenti sul territorio nazionale.

Tribunale di Milano, ordinanza 6 novembre 2017

L’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori di cui all’art. 65 L. 448/1998 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/04 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

Corte d’Appello di Milano, sentenza 27 ottobre 2017

Il bonus bebè di cui all’art. 1 comma 125 L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

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