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Tribunale di Bergamo, ordinanza 23 marzo 2018

L’assegno di maternità di base di cui all’art. 74 D.lgs 151/2001 rientra tra le prestazioni di maternità connesse alla nascita del figlio ed al possesso di redditi entro determinati limiti previste dal regolamento CE 883/04 a sua volta richiamato dall’art. 12, comma 1, lett. e), della direttiva 2011/98 che esprime il principio di parità di trattamento. Tale principio, è chiaro, preciso e incondizionato e deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni; pertanto le cittadine extra UE titolari di un permesso unico lavoro hanno diritto a tale beneficio e la sua violazione costituisce discriminazione.

Tribunale di Mantova, ordinanza 10 marzo 2018

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto destinato a sostenere i redditi delle famiglie e ad incentivare la natalità, rientra tra le prestazioni familiari di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che rinvia a detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione.

Tribunale di Venezia, ordinanza del 9 marzo 2018

Il comportamento dell’INPS che a fronte dell’assenza di disposizioni specifiche nella norma applicata subordina, tramite la circolare 39/2017, la concessione del premio alla nascita di cui all’art. 1, comma 353 della L. 232/2016 ai medesimi requisiti stabiliti per il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, viola il principio direttamente applicabile di parità di trattamento di cui all’art. 12 della Direttiva 2011/98; pertanto subordinare la concessione della prestazione al possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo crea una disparità di trattamento tra cittadini italiani e cittadini stranieri, non giustificata e la norma interna deve essere disapplicata estendendo il beneficio a tutte le madri regolarmente soggiornanti.

Tribunale di Treviso, ordinanza del 8 marzo 2018

L’esclusione delle titolari di permesso unico lavoro dall’accesso al premio alla nascita di cui all’art. 1, comma 353 della L. 232/2016, istituita tramite circolare INPS 39/2017, che ha esteso a suddetto beneficio i medesimi requisiti previsti per il bonus bebè, costituisce una condotta discriminatoria sia in quanto non sussiste alcun potere in capo all’Istituto di restringere i potenziali beneficiari della prestazione, sia perché una tale limitazione contrasta con il principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della Direttiva 2011/98 che in quanto sufficientemente chiaro preciso e incondizionato è dotato di diretta applicabilità; pertanto la disposizione nazionale contrastante deve essere disapplicata e la condotta discriminatoria eliminata estendendo il beneficio a tutte le madri regolarmente soggiornanti.

Tribunale di Bologna, ordinanza 7 marzo 2018

La cittadinanza non ha un impatto sulla capacità di guida degli utenti e pertanto, le tariffe RC Auto di assicurazione calibrate tenendo conto, tra i fattori di rischio considerati nel calcolo del premio finale, di un coefficiente che dipende dallo Stato di conseguimento della patente di guida desunto dallo Stato di nascita del conducente, sono contrarie al diritto dell’Unione europea e all’art. 43 del D.lgs 286/98 in quanto restrizioni che costituiscono un comportamento discriminatorio che riserva a soggetti di nazionalità straniera un trattamento svantaggioso nella sottoscrizione delle polizze assicurative.

Tribunale di Bergamo, ordinanza 2 marzo 2018

L’art. 1, comma 125, L. 190/2014, nella parte in cui riconosce il bonus bebè ai soli cittadini extracomunitari titolari di permesso di soggiorno UE per i soggiornanti di lungo periodo contrasta con quanto disposto all’art. 12 della direttiva 2011/98 che riconosce ai titolari di permesso unico lavoro la parità di trattamento con i cittadini dello Stato membro di soggiorno in materia di sicurezza sociale nella quale rientra il beneficio in questione riconducibile alle prestazioni familiari di cui all’art. 3, comma 1, lett. j) del regolamento 883/2004. Detta condotta discriminatoria deve essere pertanto eliminata attribuendo la prestazione ai soggetti legittimati e dandone adeguata pubblicità sul sito istituzionale nonché adeguando i moduli on line per la domanda amministrativa.

Tribunale di Alessandria, ordinanza 1 marzo 2018

La mancata concessione ai cittadini di paesi terzi, titolari di permesso di soggiorno a fini lavorativi o lungo soggiornanti, i cui familiari a carico risultino residenti all’estero, dell’assegno per il nucleo familiare di cui all’art. 2, L. 153/1988, costituisce una discriminazione collettiva per ragioni di nazionalità per violazione del principio direttamente applicabile di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 e all’art. 11 della direttiva 2003/109; pertanto la norma di cui all’art. 2, comma 6bis, L. 153/1988 deve essere disapplicata nella parte in cui, a differenza di quanto previsto per i cittadini italiani, consente il computo nel nucleo familiare dei soli familiari residenti sul territorio nazionale.

Tribunale di Milano, ordinanza 28 febbraio 2018

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

Tribunale di Treviso, ordinanza 9 febbraio 2018

Per accedere al premio alla nascita di cui all’art. 1, comma 353 della L. 232/2016 il legislatore non ha stabilito ulteriori requisiti se non l’essere regolarmente soggiornante nel territorio; pertanto il potere che l’INPS ha esercitato, tramite la circolare n. 39 del 27 febbraio 2017, di restringere o identificare i potenziali aventi diritto alla prestazione non sussiste e detta condotta discriminatoria deve essere eliminata estendendo il beneficio alle future madri che ne facciano domanda e si trovino nelle condizioni giuridico-fattuali previste dalla legge.

Tribunale di Brescia, ordinanza 6 febbraio 2018

L’assegno per il nucleo familiare di cui all’art. 2, L. 153/1988 è una prestazione assistenziale a carattere essenziale e pertanto non solo rientra nell’ambito di applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 11, lett. d), della direttiva 2003/109 ma deve anche trovare applicazione senza alcuna facoltà di deroga in capo agli Stati. Tale principio di parità in quanto chiaro, preciso e incondizionato deve essere direttamente applicato dalle pubbliche amministrazioni e pertanto l’art. 2, comma 6bis, L.153/1998 deve essere disapplicato nella parte in cui, a differenza di quanto previsto per i cittadini italiani, consente il computo nel nucleo familiare dei soli familiari residenti sul territorio nazionale.

Tribunale di Busto Arsizio, ordinanza 5 febbraio 2018

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014, in quanto diretto a tutelare economicamente la maternità e la paternità in modo continuativo e essendo corrisposto in modo automatico e non discrezionale, rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2003 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

Tribunale di Bergamo, ordinanza 27 gennaio 2018

Subordinare, per mezzo di una circolare, il riconoscimento del premio alla nascita di cui all’art. 1, c. 353, L. 232/2016 alla titolarità di permesso per i soggiornanti di lungo periodo introduce un requisito, non solo non espressamente previsto dalla disposizione legislativa, ma anche contrastante con la direttiva 2011/98, che riconosce la parità di trattamento con i cittadini dello Stato membro di soggiorno in materia di sicurezza sociale ai cittadini di paesi terzi titolari di un permesso unico lavoro; pertanto la condotta dell’INPS, che tale circolare ha emesso, costituisce una discriminazione che deve essere eliminata con conseguente ordine all’Istituto di pagare la somma alle madri ricorrenti e di dare adeguata comunicazione della individuazione dei soggetti aventi diritto, modificando altresì i moduli on line per la proposizione della domanda in modo tale da consentire agli interessati di indicare ogni rilevante titolo di soggiorno

Tribunale di Busto Arsizio, ordinanza 24 gennaio 2018

L’assegno di maternità di base di cui all’art. 74 D.lgs 151/2001, in quanto prestazione diretta a tutelare economicamente la maternità e la paternità in modo continuativo fino al terzo anno di vita del bambino, rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale secondo le previsioni del regolamento CE 883/2004 e pertanto la cittadina extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Ne consegue che, essendo tale principio direttamente applicabile dalle pubbliche amministrazioni, l’art. 74 D.lgs 151/2001 deve essere disapplicato nella parte in cui limita il diritto all’assegno di maternità di base alla cittadina extracomunitaria titolare permesso di soggiorno lungoperiodo.

Tribunale di Genova, sentenza 3 gennaio 2018

Il bonus bebè di cui all’art. 1, comma 125, L. 190/2014 rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale di cui all’art. 3 del regolamento CE 883/2004 e pertanto il cittadino extra UE titolare di un permesso unico lavoro ha diritto a tale beneficio in applicazione del principio di parità di trattamento di cui all’art. 12 della direttiva 2011/98 che richiama detto regolamento. Tale principio, che è chiaro, preciso e incondizionato deve essere applicato direttamente dalle pubbliche amministrazioni e la sua violazione costituisce discriminazione di cui il giudice può ordinare la rimozione attribuendo la prestazione.

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