Il Documento programmatico sui C.I.E. del Ministero dell’interno: un pessimo programma di legislatura

Nel giugno del 2012 il Ministro dell’interno istituì una sorta di commissione – rigorosamente interna al Dicastero stesso – definita “task-force”, con il compito di analizzare la situazione in cui versano i C.I.E. italiani, relativamente agli aspetti di carattere normativo, organizzativo e gestionale, al fine di elaborare proposte normative atte a migliorare l’operatività dei centri di espulsione ed assicurarne l’uniformità di funzionamento a livello nazionale. I risultati dell’indagine – resi pubblici nei giorni scorsi – costituiscono l’oggetto di questo documento.

Non è la prima volta che un governo italiano decide di disporre un’indagine sui C.I.E., infatti già nel 2006 venne istituita la “Commissione De Mistura” con decreto dell’allora Ministro dell’Interno Amato del luglio 2006 dai Ministri Amato e Ferrero il cui rapporto conclusivo fu depositato il 31.1.2007. Evidenti sono, tuttavia, le differenze tra quell’indagine e l’attuale: mentre la Commissione precedente era composta sia da membri ministeriali che da appartenenti all’associazionismo ( una commissione “mista”), l’attuale è composta esclusivamente da funzionari del Ministero dell’interno che hanno lavorato in assoluta segretezza, del tutto impermeabili alle pur rilevanti analisi e proposte avanzate da più parti sul tema dei C.I.E., insomma una sorta di commissione interna al ministero.
La citata Commissione operò con rigore metodologico, visitando tutti i centri, incontrando le Prefetture, le Questure, ascoltando le associazioni dei vari territori, gli enti locali e le persone trattenute; inoltre esaminò i documenti che le venivano sottoposti e raccolse direttamente migliaia di dati, anche attraverso l’utilizzo di apposite schede di rilevazione. Il tutto con un lavoro pubblico e trasparente.
Inoltre, mentre la Commissione De Mistura, dopo avere analizzato tutte le criticità presenti in questi luoghi di detenzione amministrativa, concludeva per il“superamento “ degli allora C.P.T.A. attraverso il loro “svuotamento” 1, l’attuale task force elabora un “Documento programmatico”volto ad incrementare i centri di detenzione amministrativa in nome dell’efficienza e del risparmio di spesa, individuando le criticità nella sola (o prevalente) condotta delle persone trattenute. E’ noto che le conclusioni della Commissione De Mistura non trovarono attuazione (anche in considerazione della caduta della compagine governativa dell’epoca) Il documento della Commissione costituisce a tutt’oggi una posizione ufficiale le cui conclusioni, pur mai attuate anche in considerazione dell’anticipata fine di quella Legislatura, non sono altresì mai state smentite. Nel volere riproporre un nuovo documento programmatico sui CIE, l’esecutivo attualmente in scadenza avrebbe pertanto dovuto doverosamente partire , sia nel metodo che nei contenuti, dal punto in cui era arrivata la citata Commissione, cosa che non è avvenuta. dopo la lettura del Documento programmatico attuale, non ci resta che auspicare che esso segua analoga sorte, per le ragioni di seguito sinteticamente esposte.
Un’ulteriore considerazione preliminare s’impone e riguarda il momento in cui sono state rese pubbliche le conclusioni della task force ministeriale: una situazione di gravissima crisi istituzionale, sottolineata dalla rielezione del Capo dello Stato, e di paralisi dell’attività governativa. Proprio sul tema della detenzione amministrativa, dopo il rapporto della Commissione De Mistura, negli ultimi tempi si sono succedute analisi e prese di posizione autorevoli, 2 estremamente critiche verso lo stato della detenzione amministrativa, ma anche esse sono state completamente ignorate nel lavoro ministeriale, mentre entro la fine del corrente anno la Commissione europea dovrà verificare lo stato di attuazione della direttiva rimpatri negli Stati membri.
E’ in questa situazione che si colloca la decisione di pubblicare un documento programmatico sui C.I.E. da parte di un governo “tecnico” dimissionario, quasi a voler tracciare un programma ammantato di apparente tecnicismo, e quindi buono per tutte le incerte stagioni che verranno.

 

L’analisi dell’ASGI sul Documento programmatico sui CIE

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