Tavola Rotonda – Generazione senza confini – Verso il 25 Marzo

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martedì 21 marzo 2017

Ore: 16:00 - 18:00

Università La Sapienza
piazzale Aldo Moro 5 Roma


Il 25 marzo la celebrazione dei 60 anni del Trattato di Roma sarà l’occasione per i governi europei di difendere le proprie politiche di riduzione di diritti e spazi di libertà per tutti, diritti e spazi che quella mattina saremo in piazza per rivendicare.
Come studentesse e studenti, come appartenenti alla generazione che più è colpita da tali politiche, il 21 marzo saremo in assemblea pubblica per discutere e reclamare un’Europa diversa, che superi i limiti dello stato nazione e lo spettro di populismi e xenofobia.

Martedì 21 marzo, alle ore 16.00, saremo nell’Aula Blu n° 3 (accanto al pratone, entrata De Lollis) per discuterne con:

– Giuseppe Allegri – Docente presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, Università La Sapienza
– Tommaso Visone – Docente in Political thought for colonization and decolonization presso Coris, Università La Sapienza
– Giulia Crescini – ASGI / Associazione per gli Sudi Giuridici sull’Immigrazione

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UNA GENERAZIONE SENZA CONFINI
Il 25 marzo si riuniranno nella nostra città i i capi di stato e di governo europei, per celebrare il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma, che istituì la Comunità Economica Europea. Il 25 Marzo sarà solo il primo di tanti eventi istituzionali che coinvolgeranno il nostro Paese nei prossimi mesi – a partire dal G7 di Taormina dove sarà presente Donald Trump – eventi che sicuramente ignoreranno i problemi centrali per la nostra generazione, come la mancanza di prospettive, di cui i i primi responsabili sono proprio questi governi.

Generazione cresciuta con la promessa di un’Europa che avrebbe garantito la crescita economica, e che si è ritrovata, invece, a essere più povera di quella che l’ha preceduta, la prima a vedersi ridurre, e non aumentare, le proprie possibilità di realizzazione e di autosufficienza economica. Dopo un decennio di crisi continua, l’unica soluzione proposta dalla governance europea è stata l’austerity, lo smantellamento dei diritti sul lavoro, di cittadinanza, di formazione, e in ultimo di libera circolazione. Dopo essere cresciuti in un mondo che prometteva il rispetto e lo sviluppo dei diritti fondamentali di ogni individuo, ci ritroviamo invece ad assistere alla costruzione di confini in ogni angolo del globo: che si tratti dei muri fisici alle frontiere europee, che impediscono a chi fugge dalle guerre in Africa e Medio Oriente di raggiungere il nostro continente, o di quelli invisibili, come le nuove disposizioni di legge in materia di immigrazione, o come quelli che il governo britannico si prepara ad erigere nei confronti di qualunque straniero, inclusi centinaia di migliaia di italiani nostri coetanei.

Questa Unione Europea è complice dello smantellamento dell’Università e della ricerca pubblica, dove ha imposto, a partire dal processo di Bologna, un modello basato sulla competizione ad ogni costo, tra studentesse e studenti, così come tra università stesse. E’ complice della ristrutturazione della scuola pubblica basata su logiche di mercato, così come vuole la Buona Scuola di Renzi e l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro. E’ complice di programmi-truffa come Garanzia Giovani che mettono all centro la costruzione di competenze per ‘l’occupabilità’ dei giovani, e non per la costruzione di occupazione, e di politiche sociali adeguate per i periodi di disoccupazione. Queste politiche, decise nelle istituzioni europee, sono sempre state applicate dai governi nazionali, così come ha fatto Renzi, e sta facendo Gentiloni.
Questo modello di Unione Europea è, quindi, servito a smantellare diritti, che sembravano acquisiti, tradendo la speranza di quanti avevano visto nel modello Europeo la possibilità di superare gli Stati Nazione, e di poter inaugurare quindi un’epoca in cui pace e giustizia sociale fossero poste e garantite sul piano comunitario.

Questa è la generazione che forse più di ogni altra è cresciuta con la convinzione di avere cittadinanza nel mondo, ancor prima che di un singolo paese, anche per questo non possiamo accettare di rimanere in silenzio mentre ovunque l’idea di un mondo aperto e plurale viene messa sotto accusa da forze populiste e razziste, che sputano sui diritti delle donne, dei lavoratori, dei migranti.
Consapevoli della complessità delle relazioni politiche, economiche, culturali e sociali dello spazio europeo e internazionale, non possiamo accettare di veder restringere l’orizzonte dello spazio d’azione alle sole logiche nazionali.

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